Egitto in lutto per Hosni Mubarak

di Graziano Davoli
27 Febbraio 2020

Si è spento questo Martedì 26 Febbraio Hosni Mubarak, presidente egiziano dal 1981 fino al 2011, quando dovette dimettersi in seguito alla rivolta di Piazza Tahrir. Attorno alla sua famiglia si è stretto in cordoglio un intero paese, lo stesso presidente Al Sisi ha proclamato tre giorni di lutto nazionale a partire dal 26 Febbraio fino al 29.


I giornalisti che hanno avuto la possibilità di intervistarlo lo hanno sempre dipinto come un uomo freddo e flemmatico ma allo stesso tempo spiritoso. Ci sono due aneddoti che fanno emergere questi lati contrastanti del suo carattere. Il primo vuole che quando il 6 Ottobre del 1981 il presidente Sadat, al quale sarebbe subentrato, fu freddato davanti ai suoi occhi da un fanatico musulmano, lui fosse rimasto totalmente impassibile.

La stessa impassibilità che egli avrebbe mantenuto trovandosi dinanzi al suo tramonto. Il secondo aneddoto ci viene riportato da Mario Ferrari in un recente articolo pubblicato sul Corriere della Sera. 

Durante un’intervista il giornalista gli chiese cosa ne pensasse di Hamas e Mubarak gli rispose: “ Ferrari, lei conosce questa regione. Ormai ha i capelli bianchi a forza di seguirla”. Peccato che i capelli corvini dell’inquilino del Palazzo di el-Orouba fossero in realtà tinti.


La freddezza e l’ironia di Mubarak furono due lati contrastanti del suo profondo realismo politico. Subentrato a Sadat, colui che dopo la guerra del Kippur aveva messo fine alle ostilità con Israele firmando nel 1978 gli accordi di Camp David con il premier Begin e aveva avvicinato l’Egitto all’Occidente, ne proseguì l’opera.

Mubarak improntò la politica estera egiziana ad una visione terzaforzista non solo cementò gli ottimi rapporti con gli Stati Uniti avviati dal suo predecessore ma riuscì a preservare quelli con l’Unione Sovietica. Non solo, questo ruolo di mediazione si estese anche alla sfera mediorientale.

Mubarak infatti cercò sempre di creare un dialogo tra Israele e lo stato palestinese, con l’aiuto dell’allora presidente statunitense Bill Clinton, egli assistette come testimone agli incontri tra il leader dell’OLP Yasser Arafat e i premier israeliani Yithzak Rabin prima ed Ehud Barak dopo.


Il rapporto tra Mubarak e Rabin fa da sfondo ad un altro aneddoto che rende l’idea della lungimiranza dell’ex presidente egiziano. Poco prima di essere assassinato il premier israeliano andò a trovarlo e lui lo accolse dicendogli “ Signor Primo ministro, siete voi che avete creato Hamas e la sua leggenda rivoluzionaria, contro il laicismo di Yasser Arafat!”. Secondo quanto riportato dallo stesso Mubarak, Rabin dovette dargli ragione molto sommessamente.


La sua politica estera incontrò anche l’Italia. Nel Marzo del 1985 Mubarak incontrò Bettino Craxi, che allora ricopriva la doppia carica di Presidente del Consiglio e di Presidente del Consiglio europeo, e il Ministro degli Esteri Giulio Andreotti per chiedere aiuto all’Italia e alla Comunità europea nel trovare una soluzione negoziata per la questione mediorientale. I due acconsentirono.


Il punto debole della politica di Mubarak fu proprio l’economia. Egli cercò di introdurre politiche di stampo capitalista, attraverso liberalizzazioni e privatizzazioni, ma in un paese che ancora non aveva gli anticorpi idonei per affrontare una simile svolta queste portarono ad una crescita della disoccupazione. Dal punto di vista politico e civile, invece, l’occidentalismo dell’ex presidente incise sul processo di modernizzazione del paese.


Un altro aspetto fondamentale della sua politica fu la lotta senza quartiere al fondamentalismo islamico, portata avanti con l’appoggio degli Stati Uniti. Questa lotta senza quartiere sfociò in diversi attentati ai suoi danni ai quali riuscì sempre a scampare, ma gli valse i consensi della comunità cristiana copta, che Sadat non riuscì mai a intercettare totalmente.