“Come cambierà la politica americana”, intervista a John Gizzi

di Redazione
24 Novembre 2020

Ha fatto discutere la presa di distanze, avvenuta poco dopo le elezioni del 3 novembre, tra Donald Trump e la sua emittente di riferimento, Fox News, che ha portato il presidente a scegliere un altro media per i suoi sostenitori. La sua prima scelta è stata NewsMax, rivista digitale e web tv sulla quale si diceva che volesse persino fare degli investimenti. Tuttavia, il direttore della testata Chris Ruddy ha affermato che non diventeranno la “tv di Trump”, semmai restano aperti a un programma per lui. Un fatto su cui “c’è molta speculazione”, spiega John Gizzi, corrispondente alla Casa Bianca di NewsMax e volto noto del giornalismo conservatore americano. Gizzi è anche membro dello US-Italy Global Affairs Forum, think tank specializzato sulle relazioni tra gli USA e l’Italia.

Cosa farà Trump dopo che avrà lasciato la Casa Bianca?

Come nel caso di Berlusconi da voi, credo che non sia destinato a sparire. La sua intenzione è di diventare il leader di un grande movimento di opposizione; tuttavia, c’è una lunga strada da qui alle elezioni del 2024, e non è detto che si ricandiderà. Nel frattempo, possono venire fuori volti nuovi sullo scenario politico, anche vicini a lui: ad esempio, si dice che la moglie di suo figlio Eric, Lara, potrebbe candidarsi per il senato alle elezioni di metà mandato tra 2 anni.

Sotto Biden, come cambieranno i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Europa?

Credo che cambierà soprattutto il suo approccio nei confronti del Regno Unito, anche per i rapporti tra Boris Johnson e Trump. E non si tratta solo degli accordi commerciali tra i due paesi: i democratici hanno sempre espresso delle perplessità sulla validità dell’Accordo del Venerdì Santo, riguardo alla pace in Irlanda del Nord.

Francesco Giubilei ha espresso preoccupazione per alcune posizioni di Kamala Harris su questioni sensibili per i conservatori. Cosa ne pensa?

La Harris è decisamente nell’ala sinistra del Partito Democratico, anche se c’è chi pensa che sia una moderata. È una pro-choice, contro il principio di competizione in ambito educativo. Nonostante ciò, c’è da dire che storicamente i vicepresidenti non sono mai state figure forti, con l’eccezione di Dick Cheney, che al tempo di Bush era un vero e proprio Primo Ministro. Nel caso di Biden, invece, credo che avranno una maggiore influenza il Segretario di Stato e il Capo di Gabinetto della Casa Bianca.

Come cambierà il clima di polarizzazione raggiunto negli ultimi mesi? Migliorerà o peggiorerà?

Abbiamo già vissuto periodi come questo. Negli anni ‘60 ho sentito il termine “polarizzazione” più di oggi; all’epoca c’erano numerose proteste violente per via della Guerra in Vietnam, ma alla fine questi problemi si sono risolti. I miei genitori mi raccontarono che negli anni ’30, dopo la crisi del ’29, il paese era sull’orlo di una guerra civile. Il bello dell’invecchiare è che ti permette di ricordare come anche in passato ci sono stati tempi brutti, e anche come questi finirono. L’unica differenza di oggi, rispetto al passato, sono i social, che promuovono la polarizzazione.

Nathan Greppi