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Che fine ha fatto Federica Mogherini?

di Michele Schiavi, in Esteri, del

È difficile persino dare un voto all’Unione Europea sulle ultime vicende in materia di politica estera. Sicuramente un’insufficienza piena, dal 4 in giù. Il riferimento particolare è all’accordo con l’Iran raggiunto (molto faticosamente) nel 2015 dopo lunghe trattative iniziate addirittura nel 2003.  Ma il Presidente Trump, sia per la sua necessità di distinguersi da Obama per ovvie ragioni elettorali, sia per accontentare le new entry della sua amministrazione tra cui i “falchi” John Bolton e Mike Pompeo, ha deciso di uscire dall’accordo e ha annunciato nuove sanzioni che, danneggeranno economicamente i paesi europei. Dato il rischio di perdere miliardi di euro in contratti economici, “Chi l’ha visto?” dovrebbe dedicare una puntata speciale a Federica Mogherini, l’alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Ue, che non si è nemmeno mossa per provare a convincere l’amministrazione americana a rimanere nell’accordo stipulato. Il problema è che nessuno chiamerebbe la Sciarelli per una segnalazione perché nessuno ha visto la Mogherini uscire dai suoi lussuosi uffici di Bruxelles per fare qualcosa. Nemmeno una nota congiunta fatta firmare da tutti i paesi dell’Ue per convincere Trump. E tutto ciò nonostante la Mogherini abbia un certo feeling con l’Iran, dato che si è pure inchinata alla cultura iraniana, presentandosi ad una visita istituzionale velata come tradizione comanda…

Ma dire che tutta l’Europa non si è mossa sarebbe sbagliato. C’è chi lo ha fatto (anche fisicamente volando negli USA), ma per proteggere gli interessi della propria nazione e non quelli europei, ovviamente. Merkel e Macron si sono infatti avvicendati a Washington anche se con scarsi risultati. L’Italia, che da tempo ha rinunciato al proprio interesse nazionale, nonostante rischi di perdere 27 miliardi di euro di accordi economici che ci rendono il primo partner commerciale dell’Iran, ovviamente non è pervenuta. Così come Federica Mogherini e tutta la struttura della pseudo-politica estera comune dell’Ue, appunto. Qualche considerazione sorge allora spontanea: che senso ha continuare a finanziare una costosa struttura che, non solo è inutile, ma pure dannosa dato che tra le altre cose finanzia ad esempio Abu Mazen, leader palestinese che di recente ha affermato che la Shoah è stata colpa degli Ebrei? Che senso ha continuare a perseguire una politica estera comune quando su temi fondamentali come quello iraniano i paesi europei si muovono in ordine sparso? Che senso ha mantenere economicamente l’alto rappresentate per la politica estera quando, con il suo silenzio, forse anche imposto (“a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” riciclando un detto di andreottiana memoria), non fa che favorire Francia e Germania?

Tante domande senza risposta, almeno per il momento. Perché l’Europa può entrare in gioco adesso, dissentire dalla scelta americana e avere un ruolo di primo piano, insieme alla Russia, sulla questione iraniana. E a guidare l’Europa dovrebbe essere l’Italia, anche se l’esclusione dal gruppo dei 5+1 che hanno contrattato l’accordo non fa ben sperare. Ed è anche per questo che la nostra Nazione dovrebbe farsi sentire, accettare il fallimento del tentativo di una politica estera comune e perseguire il proprio interesse, che in questo caso risiede nei 27 miliardi di euro in accordi che sono linfa per molte delle nostre aziende, anche se in dissenso con il resto dei paesi europei.
E nel frattempo speriamo che la Sciarelli riesca a trovare la “nostra” Mogherini…

Michele Schiavi


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