• 13/05 @ 20:59, RT @SimoCosimelli: Nazione Futura, conservatori in un' Italia immobile - https://t.co/FBm8RTcolV @Affaritaliani @nazione_futura @francesco…
  • 12/05 @ 12:27, RT @francescogiub: Nazione Futura, conservatori in un'Italia immobile - Affaritaliani.it https://t.co/3cc0pknH9c
  • 29/03 @ 07:30, RT @francescogiub: Oggi a #Milano secondo convegno di #naziofutura @BrunettiEdo @vincesofo @CristianoPuglis @RobGaglia @lorenzdebe @Campari…
  • 24/03 @ 13:27, RT @FabioSPIacono: @Conservatoreit: La pericolosa radicalizzazione della Turchia di Erdogan @UnionMonarchica @Cons_Riform_CoR @FratellidIta…
  • 24/03 @ 13:27, RT @CeMachiavelli: @Conservatoreit intervista @DanieleScalea su mission Machiavelli e futuro #centrodestra e #sovranismo https://t.co/FQ9qc
  • 28/02 @ 20:18, RT @secolotrentino: Giovedì 2 marzo i giovani si interrogheranno sul futuro del centrodestra https://t.co/PqVbesnES0 https://t.co/KflHdPTlm8

Catalogna, l’independencia non regge e Rajoy farebbe bene a negoziare

Francesco Frisone di Francesco Frisone, in Esteri, del

Ieri mattina a Barcellona la Guardia Civil ha arrestato 14 componenti del governo catalano, colpevoli di organizzare i preparativi del referendum sull’indipendenza della Catalogna in programma per il 1 ottobre ma dichiarato illegale dal governo centrale di Madrid. Agli arresti sono seguiti tafferugli tra manifestanti e polizia che hanno surriscaldato un clima già incandescente da parecchi mesi. Nei giorni scorsi la Corte Costituzionale spagnola ha sospeso la legge con la quale il governo catalano ha indetto il referendum, al fine di valutare se questa violi o meno la Costituzione spagnola, che all’art. 2 afferma l’indissolubile unità della nazione. Nelle intenzioni degli indipendentisti catalani il referendum non dovrebbe prevedere un quorum e il suo risultato dovrebbe essere vincolante.

Per comprendere meglio le frizioni tra Madrid e Barcelona bisogna allargare il fuoco e fare riferimento al diritto internazionale.La questione Catalana si inserisce in un dibattito internazionale molto più ampio che riguarda l’applicazione del principio di autodeterminazione dei popoli al di fuori del contesto della de-colonizzazione. In parole povere: quando i popoli africani dichiaravano indipendenza dai rispettivi colonizzatori europei, il dubbio sulla legalità della dichiarazione veniva sciolto dal principio secondo cui un popolo ha il diritto di essere libero da qualsiasi dominazione esterna e di scegliere autonomamente il proprio sistema di governo; ma come comportarsi quando una provincia autonoma dichiara unilateralmente indipendenza dallo stato sovrano di cui fa parte?

La questione si complica ed è resa ancor più ostica dal problema del riconoscimento del nuovo stato indipendente di fronte alla comunità internazionale. La giurisprudenza internazionale si è attestata su questa posizione: fino a ché un popolo ha l’effettivo esercizio del diritto all’autodeterminazione all’interno dello stato sovrano, non esiste alcun diritto alla secessione.

Alcuni casi hanno fatto scuola. Nel controverso caso del Kosovo, l’International Court of Justice (ICJ) è stata interpellata dalla assemblea delle Nazioni Unite che, su iniziativa della Serbia, ha domandato ai giudici una advisory opinion sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione di indipendenza Kosovara.

Gli argomenti a favore della conformità si basavano sostanzialmente sull’assenza di una norma di diritto internazionale che vieti le dichiarazioni unilaterali e sul diritto all’autodeterminazione del popolo kosovaro. Le tesi a supporto di una non-conformità vertevano principalmente invece sul diritto di uno stato sovrano di difendere la propria integrità territoriale come affermato dalla Carta delle Nazioni Unite.

Nel 2010 l’ICJ si è pronunciata positivamente, affermando che la dichiarazione unilaterale Kosovara è in conformità con il diritto internazionale perché non esiste alcuna norma che la vieti. Il riconoscimento del Kosovo come stato sovrano rimane invece una questione politica, sulla quale la corte ha deciso di non pronunciarsi.

Nella stessa sentenza il giudice portoghese Cansado Trinidade ha poi emesso una separate opinion per la quale l’indipendenza Kosovara sarebbe in conformità al diritto internazionale poiché la Serbia, stato sovrano, ha fallito nel tutelare i diritti umani della popolazione Kosovara come accertato dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia.

A fare maggiore chiarezza sull’applicazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli nel contesto internazionale attuale è poi una sentenza della corte suprema canadese del 1998. A seguito delle pressioni indipendentiste del Parti Québécois, il partito sovranista del Québec, il governo canadese ha domandato alla corte suprema se una eventuale dichiarazione unilaterale del Quebec sarebbe in conformità al diritto canadese e al diritto internazionale.

La corte suprema canadese ha affermato che una dichiarazione unilaterale del Québec sarebbe illegale secondo il diritto costituzionale canadese poiché violerebbe il principio del federalismo e del costituzionalismo. Tuttavia se il Québec dovesse tenere un referendum sull’indipendenza, gli altri stati del Canada non avrebbero il diritto di negare al Québec di procedere alla secessione. Al quel punto dovrebbero seguire delle negoziazioni in conformità ai principi costituzionali canadesi.

La corte ha poi affermato che le norme internazionali sulla secessione non potrebbero essere applicate nel caso del Québec. Il diritto internazionale non riconosce a una parte di uno stato sovrano il diritto alla secessione. Il diritto all’autodeterminazione non sarebbe rilevante nel caso del Québec poiché uno stato sovrano che rappresenta legalmente la maggioranza dei propri cittadini secondo il principio di equità e auto-determinazione ha il diritto di difendere la propria integrità territoriale. Dunque il Canada, che ha già concesso ampia autonomia al Québec e ai suoi abitanti, avrebbe il diritto riconosciuto dalla Carte delle Nazioni Unite (art. 2) di difendere la propria unità.

Il diritto costituzionale spagnolo lascia pochi appigli alla causa indipendentista catalana. Il diritto internazionale altrettanto, poiché non c’è dubbio sul fatto che i cittadini catalani godano del diritto all’autodeterminazione. Tuttavia qui si parla di politica e non di diritto. Ipotizzando un improbabile colpo di mano degli indipendentisti catalani, sarà poi la comunità internazionale a decidere se riconoscere o meno il nuovo stato. Dunque Madrid farebbe bene a gestire la questione con cautela, invece di gettare benzina sul fuoco. L’esperienza basca insegna che è solo con le negoziazioni (segrete) che è possibile trovare un compromesso.

Secondo Metroscopia, l’80% dei Catalani è a favore del referendum. Ma solo il 50% è a favore dell’indipendenza. Percentuali che cambiano a seconda del comportamento repressivo o meno di Madrid.

C’è poi da considerare la questione dell’agenda setting. Tra l’independencia e l’attuale situazione istituzionale, i catalani sono divisi e circa la metà preferirebbe l’indipendenza. Le opinioni cambiano se si propone un aut aut differente, cioè tra independencia e maggiore autonomia. Come riporta Metroscopia, il 57% dei catalani è favorevole a una soluzione “alla Basca”, ossia rimanere all’interno dell’attuale contesto istituzionale spagnolo, aumentando il livello di autonomia.

Questo è il chiodo su cui dovrebbe battere Madrid per evitare una crisi.

Francesco Frisone

Francesco Frisone

Francesco Frisone, nato nel 1994 a Roma. Frequenta la facoltà di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Pavia, è allievo IUSS e alunno dell'Almo Collegio Borromeo. Ha frequentato la London School of Journalism nell'estate 2014 e ha lavorato per l'Ufficio del Sindaco Depaoli a Pavia nel 2015. Si interessa di media, politica e campagne elettorali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cultora © 2017, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy