Il WSJ svela i dettagli del pantano repubblicano

L’elezione del nuovo speaker della Camera USA non accenna a concludersi positivamente, nonostante la necessità istituzionale di delineare un successore dell’uscente democratica Nancy Pelosi. Sia pure in misura molto più risicata rispetto alle attese determinate dai sondaggi precedenti alla tornata elettorale del Midterm, il Grand Old Party è riuscito a riconquistare la maggioranza dell’aula, ottenendo sulla carta i numeri necessari per eleggere il nuovo speaker.

Tuttavia, come abbiamo già affrontato su queste colonne, le tensioni e le divergenze interne al partito stanno vanificando ogni scrutinio, rendendo impossibile al momento l’elezione dell’attuale leader dei repubblicani alla Camera e storico esponente dell’ala istituzionale e moderata del partito, Kevin McCarthy. In un commento dell’Editorial Board il Wall Street Journal, uno dei quotidiani più autorevoli al mondo, di stampo fermamente liberale e conservatore, vicino politicamente al Partito Repubblicano Americano, ha delineato e denunciato alcune delle ragioni del pantano del GOP, immaginandone le negative conseguenze nel medio-lungo termine.

L’articolo esprime già dal titolo una simpatica quanto amara ironia, dato che potrebbe tradursi in italiano con la frase “Chi è così folle da fare lo speaker dei repubblicani”? Leggendolo, il pezzo appare come sempre di interesse e puntualità e, oltre a raccontare il fallimento degli scrutini sino ad ora avvenuti, prova a spiegarne le ragioni: in primis, viene dato conto della minoranza interna ai deputati repubblicani (mentre scriviamo, i “ribelli” ammontano a 21) che, dichiaratamente di area “trumpiana”, esprime una netta ostilità verso la candidatura di McCarthy, ritenuto troppo moderato e compatibile con l’establishment.

Contrarietà talmente profonda che fino ad ora neanche lo stesso Donald Trump è riuscito a smorzare, nonostante il suo appoggio affidato ai canali social, in cui ha spronato tutti i rappresentanti del partito alla Camera a votare per il candidato prescelto. Pertanto, il WSJ da questo racconto amplia il ragionamento e denuncia quella che è la probabile vera ragione delle difficoltà politiche del partito: la volontà di sfruttare la “semplicità” dell’opposizione, senza dover fronteggiare la responsabilità di governare e provare a risolvere i problemi del paese. Come riportato nel pezzo, stare all’opposizione permette di urlare ed inveire contro la palude, senza aver bisogno di muoversi, fare alcun tipo di scelta, determinare nessun tipo di decisione fondamentale. Una denuncia – quella del quotidiano USA – molto centrata che lascia presagire poco di positivo sul futuro del partito.

Con una presidenza dem profondamente divisa, colma di contraddizioni, appesa a delle correnti che si contrastano duramente al proprio interno, per il GOP l’opportunità di risalire la china elettorale e poter conquistare con relativa semplicità la Casa Bianca nel 2024 sarebbe ghiotta. Tuttavia, nonostante la presenza di figure di peso e credibilità politica, elettoralmente spendibili, come il governatore della Florida Ron De Santis, la strada per i repubblicani appare in salita e travagliata da divisioni interne che in vista delle primarie potrebbero ulteriormente ampliarsi, al punto da esplodere, rendendo contendibile una sfida elettorale che con leggerezza alcuni avevano dato già per acquisita.