52-48 palla al centro: Trump assolto

di Alessandro Guidi Batori
6 Febbraio 2020

Foto: Il Post

Sono state 48 ore impegnative ed intense nella politica statunitense. Nel mentre che le primarie in Iowa hanno ricoperto di ridicolo il DNC ed i Democratici (giorni e giorni per uno spoglio incompleto ndr), Trump è stato assolto.

Ma andiamo con ordine. In poche ore i Democratici sono riusciti a consolidare la posizione di TheDonald in modo inossidabile, come? Anzitutto le primarie in Iowa.

La candidatura di Biden, da molti commentatori quotata come unico “argine” al tycoon, è finita ancor prima di cominciare, con un magrissimo risultato. D’altro canto il secondo e terzo posto di Sanders e Warren indicano chiaramente che nei Democrats c’è una certa ostilità verso le ambiguità ed il passato ed un forte favore verso una sinistra “socialdemocratica” in senso europeo.

Da tenere sotto controllo Buttigieg, candidato quasi in provetta: giovane, popolare, gay, odiato dai neri, vicino a molti Repubblicani ed all’establishment militare. Col suo primo posto (seppur risicato di pochi punti) è sicuramente un osservato speciale, e possibile erede di tutto quel cosmo di preferenze legate a Joe Biden. Occhio a Bloomberg. 

Donald Trump è riuscito a prendere un GOP balcanizzato ed a trasformarlo in un partito a trazione trumpista, con elevatissimi livelli di consenso ed uniformità, confermati dai risultati della sua presidenza, tutto parte di un climax culminato poi col discorso sullo Stato dell’Unione, in un intervento forte, solido, chiaro, che divide da un lato l’America che corre, che fattura, con dati economici da record, gestita da gente vicina alla gente, opposta ad un sistema neo-socialista, amatoriale.

Ha stupito numerosi commentatori, ed anche chi scrive, la reazione della Speaker della Camera Nancy Pelosi, la quale avrebbe preso e strappato il foglio del discorso in due.

È infatti degno di nota il cambio di comunicazione dell’area liberal americana nel corso di questi anni. Durante le scorse elezioni presidenziali il tono del sistema liberal, sia esso mediatico che politico, era di scherno nei confronti del ticket Trump-Pence, flirtando con la cosiddetta “destra presentabile”, salvo poi rendersi conto che poi Trump i conti li aveva fatti, e pure bene. 

Un mandato tutto sommato sorprendente, alla guerra mondiale ed agli sciami di locuste abbiamo potuto vedere un’economia robusta ed in crescita, un vero e proprio America first ed una voglia di andare oltre le partigianerie. I Democrats ne sono uscivi balcanizzati.

Tra socialdemocratici, moderati ed altri corpuscoli qua e là, la voglia di unire e curare le divisioni del Paese è sparita, facendo spazio ad un registro sempre più divisivo, ostile verso i Repubblicani, l’elettorato GOP, con tinte ai vertici dell’isterico (non sono rari i casi di aggressione nei campus universitari a giovani supporter conservatori): insomma, i migliori han dato di matto.

In questo senso il gesto di Nancy Pelosi non è che la dimostrazione plastica del nervosismo che gira in casa dell’Asinello. Se è vero che un eventuale secondo mandato Trump lascerà ampio spazio ad una presidenza Democratica, è anche vero che, con queste premesse, non ci sono presupposti per una candidatura “unitaria” nel centrosinistra americano, vittima delle proprie divisioni e protagonismi. 

Insomma, se l’elezione di Donald Trump sembrava impossibile nel 2016, adesso una sua rielezione sembra addirittura plausibile. Il tutto aiutato dall’isteria dei suoi avversari e dalla loro incapacità di scendere sul terreno dei programmi e restare ancorati a tutto il resto.

Tutto il resto come, ad esempio, le vie giudiziarie. Chiunque abbia seguito il dibattito sull’impeachment sui media americani (ed anche su alcuni media nostrani) avrà sicuramente notato l’esasperata cura con cui i cronisti hanno riportato ogni singolo step dell’impeachment quasi come se fosse scontata una condanna a TheDonald. 

Trasformando uno strumento da usare in extrema ratio in un potenziale processo politico, con un’accusa maldestramente costruita e quasi controproducente, Donald Trump è stato infine assolto dall’accusa di abuso di potere con 52 voti a favore e 48 contrari al primo dei due articoli di accusa e con 53 a 47 al secondo articolo. Inutile il tentativo del Repubblicano Mitt Romney di votare contro l’assoluzione, sperando di cavalcare chissà quale onda politica. 

Come diceva Ronald Reagan, la politica non è una cattiva professione: se hai successo hai molte gratificazioni, se cadi in disgrazia puoi sempre scrivere un libro. Aspettiamo il libro di Romney.