Venezia: il turismo minacciato dalle follie della sinistra

di Redazione
13 Ottobre 2022

Di Andrea Doria

Vi siete mai accorti che quando uno straniero sente la parola “Italia” automaticamente sfodera un sorriso che è un misto di ammirazione e di invidia, come a dire…..”beato te che vivi in mezzo a tanta bellezza”? Credo che questa reazione spesso dica molto più di mille parole. Questo perché nel corso dei secoli, noi abbiamo applicato appieno il significato del verbo ospitare che, ricordiamolo, deriva dal verbo curare, ossia prendersi cura; e chi meglio del nostro Paese può curare lo spirito e curare il corpo? Quale altra Nazione possiede un concentrato di varietà naturali e di stili artistici? Questa è la missione che la storia e la natura hanno assegnato all’Italia ed ecco cosa hanno trovato i milioni di turisti di qualsiasi genere che nel corso del tempo hanno rinfrancato ed arricchito il loro spirito nelle nostre località.

L’Italia è sempre stata il Paese del turismo. Già ai tempi dell’antica Roma, i cittadini Romani che vivevano al di fuori della Capitale dell’Impero, compivano lunghi e pericolosi tragitti per visitare la loro Capitale, la città più importante al mondo e da lì tornavano a casa con un bagaglio di conoscenza che potevano trasmettere ai propri conterranei che a loro volta avrebbero desiderato viaggiare.

Venezia nel suo periodo di maggior splendore accoglieva ogni anno migliaia di turisti, persone e personaggi che soggiornavano per periodi più o meno lunghi, chi per questioni di affari e chi per mero piacere e ancora oggi nella città lagunare sono presenti alcuni edifici che testimoniano come la Serenissima avesse degli importanti contatti con comunità assai lontane e che, con la città, avevano iniziato a fare affari, costruendo nel tempo imponenti basi in edifici commerciali che rivaleggiavano tra loro per importanza e bellezza, i cosiddetti “fonteghi”, ad un tempo meravigliosi palazzi/magazzini/fortezze, spesso affacciati sul Canal Grande. Ergo, Venezia contava ogni anno migliaia di turisti che contribuivano al benessere e alla ricchezza della città lagunare che rivaleggiava con le più importanti città europee per sfarzo, ricchezza, eleganza e “joie de vivre”.

Questo succinto preambolo e questi pochi esempi sono indispensabili per chiarire, se ce n’era bisogno, come il turismo sia sempre stato un asset vitale per l’economia del nostro Paese, una risorsa necessaria che ha dato, dà e darà ricchezza e benessere per molti anni a venire. Tale ricchezza è composta non solo da uno straordinario patrimonio pubblico, ma anche da migliaia di aziende private di altissima qualità, che hanno sviluppato nei decenni il sistema Italia, contribuendo a sostenere in parte gli enormi costi del Paese, ma anche di mantenere e manutentare il nostro ricchissimo patrimonio artistico, perché ricordiamo che il turismo è l’unica attività produttiva rigenerativa, che riesce a dare nuova vita alle risorse esistenti senza prelevare e consumare risorse.  Ce ne siamo accorti durante la recente pandemia da Covid19 quanto la nostra economia soffrirebbe per la mancanza di turisti e in quei momenti abbiamo ricordato con nostalgia al benessere che tale comparto regalava a molti Italiani. Chi non ricorda le strade deserte di Roma o le calli abbandonate di Venezia o la spettrale immagine di Capri, senza i turisti a Marina Grande?

Come abbiamo detto, noi consideriamo il turismo una risorsa, ma in alcuni ristretti ambienti spesso viene visto come un fenomeno invasivo, fastidioso, qualcosa quasi da vietare. Inutile ricordare che tutti noi siamo, siamo stati o saremo turisti e lo siamo in molti modi, quando andiamo al mare, anche quando andiamo a farci curare in un ospedale lontano da casa o quando andiamo a San Pietro a pregare. Questo perché il mondo del turismo è enorme, vario e sfaccettato e non è solo costituito dal singolo viaggiatore o dalla coppia che vuole ammirare i monumenti di una delle decine di meravigliose città d’arte italiane, ma in molti altri modi.

Oltre alle ragioni per le quali una persona vuole o deve viaggiare, quindi le finalità per cui qualcuno viaggia, ci sono anche le cosiddette “fasce di mercato” ovverosia le differenti composizioni del viaggiatore. Ci sono i viaggiatori organizzati in gruppo, le coppie e le famiglie con bambini e tutte queste categorie hanno esigenze molto differenti, scelgono a volte località differenti, si muovono in periodi differenti e scelgono di soggiornare in strutture differenti. Il gruppo si muoverà con tempistiche precise, avrà l’itinerario prefissato e si sposterà con mezzi propri. 

La coppia indulgerà più su particolari località e le famiglie si sposteranno tendenzialmente quando il calendario scolastico lo permette. Le giovani coppie spesso approfittano delle decine di offerte che il mercato crocieristico offre e così via, le variabili sono moltissime e, di conseguenza, la nostra offerta ricettiva deve essere in grado di accogliere tale varietà.

Eppure, proprio all’uscita di una crisi sanitaria di portata mondiale che ha bloccato il mondo per due anni e di fronte ad un potenziale periodo di crisi economica dovuto all’aggressione Russa nei confronti dell’Ucraina, nel momento in cui dovremmo fare uno sforzo per mostrare al mondo quanto sia attrattiva e conveniente la nostra Italia rispetto a competitors sempre più organizzati e agguerriti, negli ultimi tempi alcune amministrazioni locali e alcune frange politiche ben distinte, sono tornate a parlare di overtourism, hanno chiesto di limitare gli accessi alle città fino a limitare il diritto di proprietà privata come nel caso di Venezia e il potenziale regolamento che colpirà le locazioni turistiche; tutto questo con motivazioni che, a mio modesto parere, sono alquanto superficiali e frutto di ideologie che vorrebbero risolvere in modo semplicistico, un problema serio come quello dello spopolamento che affligge da decenni molti centri storici e non certo a causa del turismo. 

Come detto, Il problema dello spopolamento di alcune città, tra le quali Venezia, non è un fenomeno scoppiato oggi, è altresì un lento dissanguamento che inizia negli anni 50 e che continua con numeri elevati fino agli anni 90 per poi assestarsi nell’ultimo trentennio. Se Venezia nel 1951 contava circa 180.000 abitanti il centro storico, nel 1991 questo numero si era ridotto di ben centomila unità e non possiamo certo accusare il turismo per tale fenomeno, anzi……se lo spopolamento di Venezia continuava inesorabile, dobbiamo ricordare come l’unica fonte di reddito che non conosceva crisi e che continuava a sostenere buona parte della popolazione dell’intero Comune Veneziano era proprio il turismo anche quando negli anni 80 il polo industriale di Porto Marghera andava inesorabilmente incontro ad un declino che l’ha portato a rappresentare oggi solo una frazione di quello che era in passato. 

Il turismo quindi come fonte di reddito sicura e costante, una fonte di reddito che ha permesso a molti di vivere in un momento difficile della storia cittadina. Purtroppo tutte le amministrazioni che si sono succedute dagli anni 50 in poi, di chiara matrice di centrosinistra, hanno chiuso gli occhi e hanno accettato supinamente di lasciare che le famiglie abbandonassero Venezia a causa della povertà dei servizi offerti, del costo della vita, della situazione degli immobili e delle scomodità logistiche. Ci rendiamo conto di come la memoria tenda a conservare i ricordi addolcendone i contorni, ma ancora negli anni duemila, molti edifici che ospitavano la pubblica amministrazione, sono stati abbandonati e i servizi spostati in terraferma e se molti degli edifici vuoti non fossero stati trasformati in alberghi, probabilmente avrebbero subito un destino di amaro abbandono.