Tabaccai: una categoria ormai dimenticata su cui puntare i riflettori

di Sofia Prezzia
29 Luglio 2020

 È idea comune credere che chi sia titolare di una tabaccheria abbia vinto un terno al lotto per la vita. Questo era vero circa quaranta o trenta anni fa; oggi, la situazione è totalmente differente e i tabacchini, da essere una fonte di guadagno più che remunerativa e assicurata, sono diventati il bersaglio di un conflitto di interessi tra esercenti, Stato e associazioni di categoria di entità così grandi che è difficile credervi.

 L’intento mio e di Nazione Futura è cercare di rendere noto all’opinione pubblica i soprusi a cui la categoria dei tabaccai è soggetta da parte di chi dovrebbe proteggerli e che, invece, ci lucra sopra. Iniziamo col dire che sono distribuite, su tutto il territorio nazionale, circa 55.000 tabaccherie, la maggior parte delle quali è associata – con una quota associativa pari a 180 euro annui – alla più grande associazione di categoria in questo settore, la Federazione Italiana Tabaccai. 

Questa non si è mai spesa più di tanto per adempiere al suo ruolo di garante, anzi negli ultimi anni ha iniziato a collaborare con Lottomatica, con Consorzio Lotterie, con Servizi in Rete – società di servizi, leader nella distribuzione di ricariche fisiche e virtuali, biglietti FF.SS, abbonamenti autobus, tessere parcheggio ed è erogatrice, su circa il 90% del territorio nazionale, dei biglietti del trasporto regionale – e con Arianna 2001 spa, società che presta assistenza per tutti i servizi proposti ai tabaccai, cura l’adesione e la sottoscrizione dei loro contratti, dà attuazione agli accordi convenzionali siglati dalla stessa FIT con l’Agenzia Dogane Monopoli per l’erogazione dell’idoneità professionale e dal 2004 cura in esclusiva le attività di custodia, confezionamento e distribuzione dei biglietti “Gratta e Vinci” in oltre 70.000 punti vendita.

 Come se non fosse già abbastanza, la FIT ha anche relazioni in forma cooperativa e consortile con E.CO.M.A.P. scpa (ente cooperativo mutuo di assistenza e previdenza dei tabaccai) e con altre società che svolgono un ruolo cruciale per l’espletamento delle mansioni dei tabacchini. Appare chiaro come il conflitto di interessi che emerge da una simile situazione sia arduo da controllare. 

Per rendere l’idea, facciamo un esempio un po’ semplicistico ma efficace, se i sindacati metalmeccanici fossero azionisti della FIAT, pensereste che gli operai della fabbrica automobilistica possano essere tutelati in maniera decisa e concreta? Lascio il quesito aperto ma credo di intuire la risposta di molti. La mancanza di un sindacato che tuteli la categoria dei tabaccai fa sì che questa si ritrovi senza difese di fronte a ogni tipo di imposizione sia che arrivi dallo Stato ma soprattutto che provenga dalle società concessionarie sopracitate. 

Tra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020, ad ogni tabaccheria, per accedere ai servizi di Lottomatica, è stato chiesto di firmare un nuovo contratto, il “Lisomnia” che prevede un canone annuale pari a 409 euro più Iva. Di recente, Lottomatica sta cercando di imporre ai tabaccai dei nuovi canoni come “My Premium” con cui si dà l’esclusiva di vendita – solamente sulle nuove richieste – dei “Gratta e Vinci” per 150 metri al costo di un ulteriore canone di 150 euro più Iva e di una fideiussione aggiuntiva. 

È chiaro come un contratto così impostato sia conveniente solo ed esclusivamente a una delle parti – che ovviamente non è quella dei tabaccai. Ma oltre il danno vi è anche la beffa perché sono state innumerevoli le segnalazioni di tabaccai che si sono rifiutati di firmare il contratto “My Premium” e hanno subito l’eliminazione di due settimane di scoperto, il doppio addebito settimanale, l’esclusione da alcune attività particolari pensate per gli aderenti alla rete premium e addirittura l’eliminazione della vendita dei “gratta e vinci”. La FIT, di fronte a questi “ricatti legalizzati” non ha preso nessun provvedimento a difesa della categoria proprio perché collabora con le concessionarie dei servi, come appunto Lottomatica. 

Questo esempio è solo uno dei tanti che porta alla luce il conflitto di interessi che la categoria dei tabaccai subisce e proprio per questa ragione sono nati su facebook dei gruppi chiusi (a cui soltanto chi ha la licenza può iscriversi) dove gli esercenti di categoria di tutta Italia stanno cercando di creare una rete sociale per unirsi e dare forza alle loro posizioni e richieste. Ed è con questo proposito che è stata pubblicata – lo scorso 22 luglio – una lettera aperta alla FIT che racchiude molte delle richieste dei tabaccai. 

Tra queste vi è l’abolizione immediata dei costi di rete e dei canoni a favore dei concessionari di giochi e servizi e l’annullamento della modifica unilaterale dei contratti da parte delle concessionarie (poiché è di fatto una clausola vessatoria). Basti pensare alla recente modifica unilaterale del contratto da parte di Lis S.P.A che ha portato al doppio addebito settimanale per i servizi transati, dopo aver già proceduto a togliere un giorno di valuta (dal mercoledì al martedì) in piena pandemia. Un altro tasto dolente, che non consente ai tabaccai di avere quanto meno uno stipendio dignitoso, sono i bassissimi margini di guadagno e le tasse troppo elevate. 

Per rendere l’idea, occorre sapere che i tabaccai hanno un guadagno dell’8% sul gioco e del 10% sui tabacchi, un guadagno che va dai 5 ai 10 centesimi sulle ricariche telefoniche e i guadagni sui servizi postepay, per ordine di Lottomatica, sono scesi da 81 a 60 centesimi per transazione. 

È corretto precisare che questi guadagni sono lordi e che, quindi, devono essere ancora tassati. Questa condizione apre un’altra parentesi di altrettanto interesse: lo Stato vuole che al più presto tutte le tabaccherie si dotino dei pagamenti tramite POS. 

Tuttavia, i costi dei pagamenti POS sono insostenibili per i tabacchini a causa dei margini di guadagno ridotti. Infatti, se facessero pagare le sigarette con la carta, i loro guadagni sarebbero ancora più bassi perché dal 10% di guadagno per ogni pacco di sigarette si devono sottrarre le tasse, i costi delle transazioni elettroniche e la quota mensile di 20 euro per il mantenimento del POS stesso. D’altro canto, però, i pagamenti cash rendono i tabaccai i maggiori gestori di denaro contante dalla cassa e ciò fa di loro bersaglio facile di rapine e furti.

 Per questa condizione di costante pericolo che la categoria vive, AssoTabaccai Confesercenti di Roma e Provincia, – altro Sindacato della categoria tabaccai che però conta molti meno associati rispetto alla FIT- ha proposto l’istituzione di un fondo rischi a cui accedere bypassando le lungaggini burocratiche delle assicurazioni e la restituzione dei fondi ricevuti tramite rateizzazione senza interessi. 

Le tabaccherie sono rimaste aperte al pubblico durante tutto il periodo della quarantena in quanto espletavano dei servizi essenziali per la cittadinanza; soprattutto in riferimento ai servizi di pagamento che sono stati gestiti in larga misura dai tabaccai dato che Poste Italiane aveva ridotto sia il personale che gli orari di apertura al pubblico.

Inoltre, durante il lockdown il governo ha vietato l’uso del reparto giochi ma per quanto tale decisione sia stata più che comprensibile, risulta paradossale che i tabaccai abbiano dovuto continuare a pagare i canoni dei servizi di gioco (se pur con una rateizzazione). Un altro aspetto importante da attenzionare è la vendita delle mascherine all’interno delle tabaccherie. 

Quest’ultime possono vendere all’interno dei loro esercizi commerciali solo ed esclusivamente le mascherine che gli vengono fornite dalla FIT, la quale le acquista direttamente dalla Protezione Civile e le vende ai tabaccai per un prezzo di circa 45 centesimi cada uno. Ora, dato che le mascherine hanno un prezzo pubblico di mezzo euro, è semplice comprendere che il guadagno che rimane ai tabaccai si aggiri intorno ai cinque centesimi per pezzo. Ed ecco, quindi, un altro esempio di margini di guadagno che rasentano il ridicolo.

La categoria dei tabaccai ha lamentato di non essere mai stata menzionata, come è avvenuto per gli addetti alle vendite dei supermercati, per aver lavorato durante il periodo di quarantena. 

Ciò sta a denotare, ancora una volta, come questa categoria sia stata dimenticata e bistrattata e quindi, il messaggio che tenta di far arrivare alla classe politica è di comprendere che intorno alla loro attività si svolgono dei servizi essenziali per la comunità e che i loro esercizi commerciali sono il luogo più accessibile e vicino al cittadino e pertanto è giusto che anche i tabaccai abbiano rispetto e godano delle dovute tutele come ogni altra categoria professionale.