Il Sistema Bancario tra calendar provisioning e crediti deteriorati

di Redazione
30 Dicembre 2020

Il nuovo regolamento europeo sui crediti deteriorati prevede la svalutazione automatica nei bilanci bancari dei crediti in default, definiti tali dopo 90 giorni di ritardo di pagamento per un ammontare pari a 100 euro per le persone fisiche e 500 euro per le imprese. Il nuovo testo, che entrerà in vigore a gennaio 2021, si applicherà a tutte le sofferenze in bilancio.

Come crediti deteriorati sono intesi quei prestiti erogati dalle banche che rischiano di non essere più restituiti a causa delle difficoltà dei debitori, i cui effetti negativi risulterebbero accentuati  dalla diffusione dell’epidemia di Covid-19 sull’intera attività economica.

Detto ciò, si rischierebbe seriamente di avere un risultato devastante nel rapporto tra banche, privati e Pmi.

A nostro avviso,  sarebbe essenziale la modifica della disciplina del “calendar provisioning” sulla copertura dei crediti deteriorati e l’ipotesi immediata di uno slittamento delle nuove regole europee, oltre a valutare, al contempo, soluzioni sistemiche come la costituzione di un asset management company (AMC) – soluzione peraltro già presentata dagli scriventi in Commissione di Inchiesta Parlamentare sul sistema bancario e finanziario- che potrebbe mitigare gli effetti delle crisi nell’economia reale supportando il settore bancario, conapplicabilità anche agli UTP e a tutte le sofferenze.

Nello specifico, riportando quanto già proposto in sede di Commissione,  l’Asset Management Companies(AMC o c.d. Bad Bank) che andrebbe realizzata, in forma pubblica, avrebbe efficacia e sarebbe strumento funzionale al sistema bancario solo se si decidesse di mettere in atto una operazione di differenziazione circa la tipologia di crediti deteriorati che andrebbero ceduti.  In sintesi, anziché cedere tutte le sofferenze bancarie -senza limiti temporali-, andrebbero ceduti alla eventuale AMC tutti gli UTP (le inadempienze probabili) e le NPL (le sofferenze) oggetto di rapporti contrattuali stipulati tra l’istituto bancario ed il cliente a partire dal 31/01/2020, data corrispondente alla  Dichiarazione dello stato di emergenza come da  Delibera del Consiglio dei Ministri.

In quanto, riteniamo che gli effetti dell’operato in tutti questi anni degli Istituti di Credito non possano e non debbano ricadere sui cittadini come, allo stesso modo, riteniamo che gli effetti della crisi economica generati dalla pandemia non possano e non debbano ricadere sulle singole Banche.

Tutte le esposizioni deteriorate (NPE) ed antecedenti al 31/01/2020 continuerebbero ad essere gestite secondo le Linee Guida della Banca Centrale Europea  (BCE)  e successive modificazioni ed integrazioni.

In virtù di quanto emerso, l’AMC, risulterebbe essere uno strumento che, se ben disegnato, sarebbe in grado di risolvere il problema dei crediti deteriorati, della stretta creditizia e contenere i costi per la comunità.

Infine, vi sarebbe da dire che, nonostante si discuta legittimamente sull’utilità di una soluzione nazionale, accoglieremmo comunque con più favore l’ipotesi di una AMC europea, che andrebbe ad acquistare nuovo peso a seguito della crisi Covid-19 e che vedrebbe il diretto coinvolgimento delle istituzioni europee, il superamento di eventuali controdeduzioni in materia di aiuti di stato oltre ad assicurare una disciplina uniforme per tutti gli Stati Membri.

Avv. Miale Ciro
Dott.ssa Letizia Giorgianni