Dopo la sentenza di Banca Etruria è ora di riformare il sistema bancario

di Redazione
18 Giugno 2022

La cultura giustizialista non dovrebbe appartenerci mai ed i nomi dei dirigenti coinvolti nelle varie inchieste giudiziarie dovrebbero, in ogni caso, interessare ben poco. Al netto delle varie inchieste giudiziarie, talune già chiuse ed altre ancora in corso, partendo da questo presupposto e con tutta serenità la Politica (tutta) dovrebbe prenderne atto ed assumersi la responsabilità di offrire, in linea con le proprie prerogative, una risposta chiarificatrice alle migliaia di risparmiatori vittime della banca fallita, previa disamina dei fatti e partendo proprio dalle stesse indagini svolte per il tramite della Commissione d’Inchiesta banche che, nella relazione conclusiva approvata nella seduta conclusiva del 30 Gennaio 2018, delineava un quadro a dir poco inquietante, nel capitolo dedicato a Banca Etruria. Pertanto, mi domando: quello della Commissione resterà un lavoro perso nel vuoto oppure si cercherà finalmente di fare chiarezza sulle vicende che hanno riguardato la Banca? Inoltre, il lavoro della Commissione potrebbe spingere la politica ad avviare un vero ed urgente processo di riforma del sistema bancario, nello specifico, la revisione della vigilanza sull’attività bancaria e finanziaria.

In particolare, valutare una più incisiva cooperazione tra le autorità di vigilanza interessate (Banca d’Italia e Consob) attraverso: A) la condivisione delle informazioni, autorizzando la Consob ad accedere ai database di Banca d’Italia; B) i processi decisionali, autorizzando un rappresentante di Banca d’Italia a partecipare alle riunioni di Consob sugli intermediari bancari. Ed ancora: valutare la possibilità, in linea con le osservazioni riportate nella Memoria della Banca d’Italia al Senato della Repubblica -XIV Commissione Permanente- datata 02/04/2020, di apportare alcune modifiche al TUB e al TUF, ovvero, consentendo alla Banca d’Italia di scambiare informazioni con i revisori delle banche, delle imprese di investimento e degli altri intermediari finanziari (SGR, Sicav, Sicaf, IP, IMEL e gli intermediari finanziari di cui all’art. 106 del TUB) senza incorrere nella violazione degli obblighi in materia di segreto d’ufficio, garantendo la confidenzialità delle informazioni fornite dalla Banca d’Italia al revisore e consentendo alla Banca d’Italia di ottenere dal revisore informazioni e documenti anche al di fuori delle circostanze di irregolarità per le quali già oggi vige il dovere di informazione a carico dei revisori (Ad esempio, l’autorità di vigilanza potrebbe richiedere ai revisori di condividere informazioni sulla analisi del sistema di controllo interno, sulla qualità del portafoglio creditizio, informazioni  in materia di governo societario, politiche contabili dell’intermediario ed altro ancora).  Ed infine: valutare la possibilità se dotare anche la Banca d’Italia degli stessi poteri previsti per la Consob dall’art. 187octies e 187decies del T.U.F. (richiesta di notizie e dati a chiunque possa essere informato, potere di richiedere registrazioni telefoniche esistenti, di procedere ad audizione personale, di procedere al sequestro dei beni che possono formare oggetto di confisca, di utilizzare la polizia giudiziaria per effettuare accessi, ispezioni  e perquisizioni, con autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria).

Francesco Ciro Miale