Tanti auguri a Brigitte Bardot: icona libertaria-conservatrice

di Leonardo Tosoni
30 Settembre 2021

Gli anni di una donna, si sa, non si dicono mai. Ma quella che oggi celebriamo, e alla quale rivolgiamo i più sinceri auguri di buon compleanno, rappresenta un’eccezione. Si tratta di un’icona, fuori dal tempo: «la dea di cui aveva bisogno un’epoca priva di dei» per dirla con Jean Cocteau. Una personalità che ha segnato interi decenni, ammaliato diverse generazioni e non soltanto per la sua bellezza. Brigitte Bardot, infatti, è molto di più dell’immagine – sensuale certo, e irresistibile – appesa nelle camere di milioni di uomini, sulle copertine dei film, o nelle strade delle città di mezzo mondo. BB è stata prima di tutto un fenomeno sociale, il simbolo di un’Europa che si sveglia, dopo la Seconda guerra mondiale, e che trova in lei l’immagine dirompente per dire al mondo: eccomi, guardate. 

Eppure, racconta Giampiero Mughini, che su di lei scrisse E la donna creò l’uomo (Mondadori, 2005), durante la presentazione del suo libro, rimase sconcertato nel sentire giovani ragazze additarla come “reazionaria”. Proprio lei, che ha scandalizzato il mondo in topless e in bikini, e che da sola ha ottenuto per l’emancipazione della donna – pagando con la censura e gli attacchi – più di cinquant’anni di femminismo. 

In questo mondo tutto alla rovescia, allora, gli auguri a BB vanno fatti. E lei, che fa eccezione alla regola per cui non si dicono gli anni delle donne – nata il 28 settembre 1934 – ne fa 87. 

Se la procedura per la concessione della cittadinanza onoraria italiana non fosse un concentrato di grigia burocrazia, fatto di giuramenti, Prefetti e carte bollate, a Brigitte Bardot bisognerebbe concederla, e non solo per aver sempre sostenuto che il posto al mondo in cui avrebbe voluto vivere per eccellenza fosse l’Italia; e che la prima lingua ad aver imparato, da piccola, educata dalla dolce bambinaia Maria, da lei chiamata “Dada”, fu proprio l’italiano. Ma perché nel belpaese è anche nato il vero mito di BB, quando nel film Mio figlio Nerone i produttori le imposero di decolorarsi i capelli, contribuendo così alla nascita dell’immagine rimasta incisa nella storia. Insomma, l’Italia è sempre stata presente in lei. 

Mauro Zanon, in un libro dato alle stampe poco più di un anno fa: Brigitte Bardot. Un’estate italiana (Gog, 2020) ricorda, tra le tante cose, i giorni memorabili di Spoleto, nel 1961. Durante le riprese di Vita privata, volendo dimostrare vicinanza a un detenuto di cui aveva sentito la storia, condannato a 25 anni per aver ucciso il patrigno che maltrattava la madre, riuscì a organizzare una visita segretissima in carcere, all’alba. Nonostante le accortezze per non diffondere la notizia, in poche decine di minuti la voce passò di cella in cella, e fu un frastuono di pentole e stoviglie battute sulle mura, a invocarla. Anziché ritrarsi, salutò e dedicò una foto a tutti i centosettanta detenuti, lasciando ad ognuno un ricordo indelebile.

Questo e altri episodi sono riportati nel libro di Zanon, che oltre a essere un brillantissimo saggio è anche una raccolta divertente di aneddoti rivelatori degli aspetti meno conosciuti di questo mito vivente. Tra racconti di cinematografia, negli anni di Alain Delon, Vadim, Raul Lévy, Jean-Luc Godard e moltissimi altri, viene ricordata la storia del poeta veronese Nico Buono, che impazzì letteralmente per lei, tanto da finire in carcere per essere entrato a contemplarla nel sonno, nella sua stanza in Toscana, dove stava girando Il riposo del guerriero nel 1962. Con sferzante ironia l’attrice commentò: «Non voglio infierire su di lui. Mi auguro anzi che venga prosciolto da ogni accusa. Ai poeti bisogna sempre perdonare qualcosa».

Per non parlare de “l’altro ‘68” – quello di Saint-Tropez – vissuto dalla diva nell’allegria di un’estate ardente, persa tra le braccia di Gigi Rizzi, italiano grandioso e un po’ troppo dimenticato, che con il suo gruppo di amici, les italiens, fece strame di ogni convenzione in Costa Azzurra, con la forza di capelli al vento, camicie floreali e vino rosé. Non c’era miliardario o grande attore che potesse competere. Loro arrivavano infuocati d’avventura, carichi di disobbedienza e spirito scanzonato, e conquistavano l’inconquistabile. Una stagione che Brigitte ha sempre raccontato con gioia. Un amore, quello con Gigi Rizzi, tanto fugace quanto travolgente, e mai dimenticato.

È stato proprio il tratto umano a caratterizzare la vita di BB, e tutte le cattiverie degli omologati di oggi, allora, non possono che dissolversi nel vento. Basterebbe rileggere le parole scritte da Simone de Beauvoir, iniziatrice del moderno femminismo, in un libretto tradotto in Italia nel 1960, e non a caso in pochi mesi ritirato dal commercio: «Brigitte mangia quando ha fame, in fatto d’amore si comporta con la stessa semplicità (…) né le rudi né le buone maniere saprebbero sopprimerla. Brigitte non rifiuta soltanto l’ipocrisia e l’inibizione, ma anche il calcolo, la premeditazione ed ogni sua variante: l’avvenire è ancora una di quelle invenzioni degli adulti alle quali ben si guarda di dare confidenza». 

Soffrì molto per come fu trattata dalla Santa Sede e dalla Chiesa in genere, che osteggiò i suoi film, le sue immagini, e arrivò al punto di inserirla – danzante in fotografia – quale simbolo di «vizio impuro» nel padiglione del Vaticano all’Expo di Bruxelles del 1958, nell’angolo dedicato alla lussuria. Eppure, per il dispiacere di tanti fanatici dell’ateismo, non valse tutto questo a scalfire la sua fede di cattolica di cuore, se ancora oggi continua a pregare nella piccola cappella della Garrigue a Saint-Tropez, sua «oasi di pace».

La forza dello scandalo ha fatto grande BB. Uno scandalo naturale, non imposto o costruito con squallide strategie social. Scrisse il grande sociologo francese Edgar Morin: «Il suo era un dosaggio perfetto tra estrema innocenza ed estremo erotismo». Così, nel carattere: aperta e riservata, mondana e semplice, trionfante e umile, gioiosa e fragile. Tanto libertaria da scandalizzare i bigotti di ieri, tanto conservatrice da scandalizzare gli alfieri del bigottismo ideologico di oggi: i fanatici del politicamente corretto, che non le perdonano alcune uscite non in linea con gli assurdi dettami che vorrebbero imporre. 

Al di là di ogni cosa, il bigottismo ideologico passa, BB resta.