Orizzonte Scuola: “Non si scelga in base alle mode”. Risposta al ministro Azzolina

di Redazione
9 Gennaio 2020

Sono circa le cinque del pomeriggio. Sono sul libro di letteratura inglese e preparo una lezione su Lord Randal. Lo approfondisco con tutta la mia passione scavando nel mio animo e nel mio percorso formativo che mi ha portato a fare ciò che ho sempre sognato: l’insegnante. 

Sono precario. E da cinque anni ogni giorno entro in classe con la convinzione che ciò che riesco a trasmettere e ad insegnare è un investimento su me stesso, sul mio futuro e sul futuro di quegli studenti un po’ assonnati che ogni mattina stanno seduti di fronte a me. Infatti, credo fermamente che il miglioramento della società in cui tutti noi vivremo tra venti o trent’anni abbia le sue basi principalmente tra i banchi di scuola oggi. 

Chi sarà mai stato quel vero amore che ha avvelenato Lord Randal nella foresta? Mentre me lo chiedo, alzo la testa e guardo lo schermo del computer. Orizzonte Scuola ha postato qualcosa di nuovo. Iscrizioni scuola, Azzolina: non si scelga in base alle mode. Un occhio anche al mercato del lavoro. Ma di quale mercato del lavoro parla? Attualmente l’Italia si trova in una guerra scatenata dall’apparato politico-burocratico contro coloro che operano nel settore privato dell’economia.  Una guerra che ogni giorno sconfigge i lavoratori del settore privato, imprenditori, artigiani e commercianti, i quali perdono continuamente il lavoro, la casa e la dignità. Una guerra scatenata dallo stato contro l’apparato produttivo del paese che, con una crescita Pil dello 0.1%, si ritrova dopo anni di sopravvivenza e sofferenza all’ultimo posto in Europa. Il calo della produttività spingerà a nuovi tagli e l’indice di disoccupazione difficilmente calerà, anche a causa del nuovo reddito di cittadinanza che inviterà sempre più persone a registrarsi come disoccupate. E come si può dare un occhio anche al mercato del lavoro, quando quest’ultimo cambia cosi velocemente che nemmeno gli esperti riescono a fare previsioni? Figuriamoci un ragazzino di 13 anni. E anche se ci fossero le idee chiare e, come viene riportato nell’articolo, si seguissero le proprie aspirazioni e inclinazioni come possono i giovani studenti avere fiducia nel mondo del lavoro quando i loro stessi insegnanti cambiano ogni anno poiché sono precari e non hanno nulla di certo?

Di retorica il mondo della scuola ne è saturo e non ne ha davvero più bisogno. Ha bisogno piuttosto che il sapere, il saper fare e il saper essere rivengano messi al centro. Come al centro rivenga messo il ruolo della scuola e dell’insegnante. Una scuola che non sia una moda, è vero, ma un’istituzione. Che sia la prima scelta per la crescita di una persona, per la crescita di un’identità e per la crescita di cittadini rispettosi della società in cui si trovano a vivere. Una scuola che sia opportunità e non opportunismo. Una scuola dove imparare prima ad essere che a guadagnare. E una scuola magari che ci dia politici migliori per questo paese. Perché questo paese davvero se lo merita. 

Valentino Broccoli