La gioventù è una colpa?   

di Redazione
26 Agosto 2022

Di Alessandro Cantoni

Se guardo il mondo da un oblò, come cantava Gianni Togni, che cosa vedo? Scommetto che avrebbe preso una macchina del tempo e si sarebbe catapultato in qualche era remota. Ma è così brutto il presente? Dobbiamo sconfinare nel nichilismo più buio e tetro? Ovviamente no! La salvezza, come diceva Nietzsche, è un dovere per ognuno. La via di uscita a questa impasse è l’ottimismo, la forza, la vitalità. In una parola, la giovinezza. Quanta freschezza trasuda da questo vocabolo e, soprattutto, dai corpi e dalle voci dei ragazzi, delle ragazze.  

Qualche decennio fa, ci si poteva permettere di rimanere adolescenti anche a novant’anni. E oggi? Oggi ci sono giovani acciaccati, incanutiti ante tempus. Ma non per colpa loro. Non hanno avuto la fortuna (e io con loro) di vivere i tempi dei juke box, delle radio private, dell’edonismo reaganiano e anche, in Italia, del primo berlusconismo. Tutte cose che un giovane adulto come me ha conosciuto solo post tempus, indirettamente, grazie alle testimonianze, ai libri, agli articoli di giornale, ai tanto deprecati – e per certi aspetti deprecabili – strumenti offerti dalla tecnologia.  

L’ambiente in cui si cresce influisce potentemente sul nostro stato d’animo e sullo stile di vita. Poter rimanere giovani è importante, perché mai si spegne il fuoco della passione, della vivacità intellettuale (per chi ne ha), dell’eroismo.

Chi non ha letto Manfred di Byron accendendosi di nuovo ardore? Quale giovane non ha amato il romanticismo, ossia l’amore per il rischio, il gusto estetico legato all’ignoto, all’indefinito? Che cosa sia questo indefinito non importa: un’idea, oppure qualcosa di concreto. Non si può fare a meno di provare simpatia per i guastafeste, per gli insolenti, per i provocatori, per gli spiriti controcorrente, per chi è disposto a rodersi e corrodersi in nome del suo demone. E poi si “cresce”, ma sarebbe meglio dire che si invecchia. Non ci si sente più adatti fisicamente per le tensioni fisiche e spirituali. Il romanticismo lascia spazio al decadentismo o a una visione razionalistica delle cose. Attenzione, razionalistica. Non razionale. La ragione segue un filo logico, conduttore; il razionalismo è l’intellettualismo elevato all’ennesima potenza: il pensiero di pensiero di hegeliana memoria.  

In quest’epoca contrassegnata da crisi e da cataclismi veri e presunti, in un climax ascendente di disgrazie, qualcuno afferma che non possiamo concederci il lusso di rimanere giovani. Ci sentiamo ripetere che bisogna maturare. Il profilo medio di questi soloni e cattedratici è quello di un uomo invecchiato precocemente, in abito fumo di Londra, dallo sguardo indagatore e vitreo. Aggiungiamoci un paio d’occhiali e il cravattino, ed abbiamo l’identikit del progressista di sinistra. Quando si esprime in pubblico, non dice mai una parolina fuori posto. Tutto è molto calibrato, equilibrato. Semplicemente perfetto. Abbiamo ormai stanato la nostra preda. Non ci resta che appenderla per farne un bel trofeo di caccia (metaforicamente, si intende). Al loro hegelismo di maniera, si risponde con un barbarico Yaup! Così direbbe il professor Keating citando Walt Whitman. Facciamo sentire i nostri ruggiti leonini, ma anche un accorato appello al cameratismo (non quello mussoliniano), ossia all’amore.  

Gli entusiasmi, i miti – sostengono i progressisti – sono una malattia della gioventù. La persona seria saggia li ha abbandonati da un pezzo e guarda con senso di distacco la realtà e con superiorità gli eterni scolaretti di destra. Bene, tenetevi pure la vostra baldanza, i vostri parrucconi settecenteschi. Noi ci teniamo ancorati alla Vita. Ci teniamo Whitman; ci teniamo Nietzsche, i romantici, gli anarchici.  

Questo desiderio di uccidere la gioventù è la rassegnazione all’effettività, la morte di tutto ciò che è novità, il delirio fanatico per il mantenimento dello status quo. I nostri giovani vengono costantemente bacchettati, rimessi al loro posto. Non con la verga, poiché sarebbe troppo autoritario, ma con le buone maniere di un Mefistofele contro Faust confuso e indeciso.   

La società moderna, lungi dall’essere scherzosa, vitale e idealista, è già contagiata dal morbo del politicamente corretto. Tutti guardano come ti presenti, ovvero se sei una persona presentabile e rispettabile! Guai a parlare come si mangia. I progressisti dicono che costoro sono bifolchi e ignoranti. Quindi, se vuoi avere considerazione, devi adeguarti al loro registro. Quello della gente seria e rispettabile. Chiaro?  Tranquilli, un barbarico Yaup li rimetterà al loro posto. Lunga vita alla gioventù a tutte le età!