Il libro-intervista di Alessandro Sallusti e Luca Palamara: un diario segreto (e nero) delle toghe

di Federica Masi
10 Febbraio 2021

Quello che conosciamo come “caso Palamara” oggi è un libro-intervista, scritto da Alessandro Sallusti, – direttore de “Il Giornale” – , dopo un lungo colloquio confessorio con Luca Palamara, magistrato italiano, già presidente dell’Associazione nazionale magistrati e membro del Csm, radiato dopo le inchieste piovute a suo carico.

Palamara di fronte alle domande calzanti di Sallusti butta giù le maschere di quello che viene definito più propriamente “il Sistema”. Questa diventa la parola chiave di tutte le vicende riportate alla luce dal magistrato, dietro cui si nascondono i segreti che per anni hanno mantenuto saldi i rapporti tra magistrati, politici e giornalisti.

L’intervistato non nasconde le pulsioni più profonde, tra cui la fame di visibilità, che lo hanno spinto per tutto il tempo a intessere una rete capillare di contatti e a fare da “pontiere” tra due sponde ben precise: la magistratura e la politica. Ci riesce, superando le sue stesse aspettative, fino a creare quello che chiama “metodo palamara” e che un giorno del maggio 2019 cessa di esistere, a causa di un trojan inserito nel cellulare. La preannunciata fine della sua carriera da pontiere prima, da membro togato poi.

Il Sistema, chiarisce Palamara, ha un embrione chiaro: Magistratura democratica. Chiunque provi a ribellarsi a esso diventa un eretico da allontanare e distruggere; solo se si è collaterali al PCI-PDS-PD «sei un sincero democratico», altrimenti indossi gli abiti di un «traditore». Gli attori principali, quindi, sono le correnti della magistratura, quattro per la precisione, in competizione tra loro: Magistratura democratica (oggi Area, di sinistra), Unicost (di centro, a cui appartiene l’intervistato), Magistratura indipendente (di destra) e Autonomia e indipendenza (vicina al Movimento 5 stelle). La strategia del gioco sta nel reggere gli equilibri e non cadere mai, ciò che ha garantito a Palamara la sopravvivenza nel sistema. Come ogni gioco, esistono altresì delle regole, una di esse, cui vale la pena citare, è la regola del tre: «una procura, un giornale amico, un partito che fa da spalla politica». Ed ecco la triangolazione perfetta per vincere.

Non marginale, infatti, il ruolo della stampa, grancassa degli umori correntizi e ben coesa con le parti più forti del potere, tanto da interferire, in primis, nelle scelte e, in secundis, influenzare l’opinione pubblica.

Il compito della magistratura, nell’ottica interna, è rincorrere le logiche della politica, «a volte addirittura le anticipa» sottolinea Palamara. Il caso Berlusconi ne è un esempio. Al tempo dei fatti, il Governo Berlusconi proponeva una riforma della giustizia, ostile alle toghe e per questo stroncata sul nascere. A confermarlo le parole del magistrato: «l’obiettivo è sempre quello: impedire che un governo di centrodestra vari delle riforme della giustizia per noi inaccettabili». D’altronde, lo stesso Palamara palesa, sin dall’inizio, le intenzioni della corrente preponderante di voler eliminare il nemico, ovvero la «non-sinistra».

In questo fluviale racconto vengono rivelate le nefandezze compiute dalla magistratura italiana, timonata dal potere delle correnti, e per potere si intende controllo. Lo stesso controllo che determinò il trasferimento del pubblico ministero Luigi De Magistris (oggi sindaco di Napoli)  – durante l’inchiesta Why Not, in cui coinvolse figure di spicco della politica –,  che impedì al Governo Renzi di nominare Nicola Gratteri ministro della Giustizia, in quanto magistrati iscritti nelle liste di proscrizione dei ribelli e indipendenti ai sentimenti delle correnti.

Lo scenario inquietante che si prospetta altro non è che il sottobosco della magistratura: nomine, incarichi, epurazioni, lottizzazioni di poltrone, cene e colazioni nel panorama capitolino, incontri nascosti, taciti accordi e negoziazioni notturne, selezioni proforma. Un gioco di equilibri per l’appunto, in cui «gli eccessi, soprattutto se non concordati, non sono graditi».

Ma come si argina un eccesso non gradito? Palamara, nel corso dell’intervista, ci mette in guardia dai cosiddetti “cecchini”, coloro i quali nel momento di necessità sono pronti a “sparare e colpire” la pedina di troppo sullo scacchiere, che potrebbe compromettere le mosse successive.

Come ogni Sistema che si definisce tale, «chi sgarra paga». A pagare, in ultima partita, è stato il magistrato Palamara – trovatosi da epuratore a epurato –, che, riavvolgendo il nastro, entra nel sistema, impara il funzionamento, ne rimane assuefatto fino alla caduta in trappola.

Sia chiaro, però, il Sistema non ha solo un nome e cognome, quello di Luca Palamara, ma tanti nomi e cognomi – nella politica, nelle istituzioni, nell’associazionismo –, che l’ex presidente dell’Anm non dimentica di citare nel libro.  

Una lettura intensa, incalzante, dettagliata, a tratti complessa da sbrogliare per chi legge dalla prospettiva del cittadino, ma meritevole di estrema attenzione. A porre vera giustizia, con questo libro, è Alessandro Sallusti, impegnato con le sue domande a restituire una verità non sempre scontata.

Il sistema nasce come un’intervista, muore come diario segreto (e nero) delle toghe.