I 70 anni di Regno di Elisabetta II

di Redazione
9 Luglio 2022

di Umberto Marsilio

In occasione del Giubileo di platino di Elisabetta II del Regno Unito, la celebrazione del 70º anniversario dell’ascesa al trono della regina avvenuta il 6 febbraio 1952, abbiamo intervistato Valentina Villa ricercatrice di Storia delle istituzioni politiche presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.  Le sue ricerche si concentrano sul ruolo della monarchia sabauda e della monarchia britannica durante il XX secolo. È titolare dei corsi di History of Political Institutions, Storia delle istituzioni militari e dei sistemi di sicurezza e Contemporary History. È membro dell’AISIP e della SISSCO.  Tra le sue pubblicazioni spiccano : “Gli incontri ufficiali con la Regina Elizabeth II durante le presidenze Obama e Trump: elementi per un’analisi delle relazioni bilaterali, Quaderni di Scienze Politiche”, vol. X (2020), ”The   Crown   is   a   living   bond.   L’attività   pubblica   all’estero   della monarchia britannica” (1952-1972), Roma, Aracne, 2018 e “Royal greeting: i rapporti anglo-americani attraverso l’analisi degli incontri ufficiali tra Presidente e Monarca”,  Quaderni di Scienze Politiche, vol. VII. (2017).

La giovane Elisabetta: la sua   infanzia, il suo carattere adolescenziale negli anni 30 e 40

La vita di Elisabetta cambia in modo drastico a partire dalla fine del 1936, con la salita al   trono di suo padre: quella che   era stata una vita relativamente “normale” si trasforma in una impegnativa, e piuttosto solitaria, preparazione al suo destino da regina, cui Elisabetta sottostà fin da subito con la serietà e il senso del dovere che la caratterizzano ancora oggi.  

Quando Elisabetta salì al   trono, la monarchia godeva   ancora del forte attaccamento e affetto tra i sudditi grazie all’impegno di Giorgio VI e della Royal family durante il conflitto?

L’ascesa al trono di Elisabetta viene salutata con grande favore da sudditi e opinionisti, che si spingono   a parlare di una «new   Elizabethian era»; il ricordo della ragazza in uniforme che salutava dal balcone di Buckingham Palace insieme ai genitori l’8 maggio 1945 è ancora vivido nello spirito degli inglesi e la sua nuova immagine di moglie e madre non fa che aumentare l’affetto nei confronti della neoregina.

Quanto influì Churchill nei suoi primi anni di regno?

Tra Churchill, nato nel 1874, ed Elisabetta c’è una   distanza non solo anagrafica;   il Primo Ministro proviene da   un’altra epoca e ama molto assumere un ruolo di guida  paterna nei confronti della   regina: interviene, quindi, sia   in ambito istituzionale sia   nelle questioni più private.   Per Elisabetta è un “tirocinio”   fondamentale e una protezione sicura nei momenti iniziali del regno; esprimerà la sua gratitudine con uno strappo alla regola, recandosi alla sua cena di addio organizzata nell’aprile del 1955 al numero 10 di Downing Street.

Quanto influì l’appartenenza   politica dei Primi Ministri nel   rapporto con questi ultimi?

L’appartenenza politica non è   per Elisabetta il fattore   determinante nelle relazioni   personali con i Primi Ministri;   Harold Wilson, primo Capo   del Governo laburista del regno, strinse con la regina un rapporto amichevole e affiatato, mentre il suo   successore, Edward Heath,   pur essendo un membro dei   Tories, tradizionalmente sostenitori della Monarchia,   faticò a comunicare in modo efficace con Elisabetta. 

Come gestì, per le sue prerogative e il suo ruolo, il passaggio epocale della fine dell’Impero britannico?  Elisabetta e il Commonwealth, una  descrizione del suo rapporto con quest’ultimo.

Il processo di dissoluzione dell’Impero si svolse in larga misura negli ultimi anni del   regno di Giorgio VI; ad   Elisabetta rimasero comunque da gestire eredità difficili che cercò di   trasformare in modo   positivo all’interno della struttura del Commonwealth.   Elisabetta fin dall’inizio del   regno ha dimostrato di   credere molto nelle potenzialità di questa   organizzazione, ritenuta un   potenziatore di democrazia   e cordialità nelle relazioni tra membri, tanto che i suoi primi viaggi all’estero, oltre agli storici alleati della Gran Bretagna come Francia e Stati Uniti, toccano con un lunghissimo tour​ proprio   i   paesi del Commonwealth.   Durante il corso del regno   questo sostegno non è mai   venuto meno ed Elisabetta   si è sempre spesa per far sentire la propria presenza,  personalmente o attraverso gli eredi al trono, agli abitanti del Commonwealth.

La religione e la moralità nella vita di Elisabetta. 

Da un punto di vista ufficiale Elisabetta, in quanto regina, è anche Difensore della Fede   e Supremo Governatore   della Chiesa anglicana; oltre   a questo aspetto, da lei comunque vissuto con grande consapevolezza e non come una mera formalità, si ritiene che la regina sia sostenuta da una fede salda, che   l’accompagna nella vita   quotidiana e l’ha sostenuta   nei momenti di difficoltà personali e istituzionali.   

Quanta importanza diede alla politica estera e con quali suoi omologhi capi di stato ebbe buoni rapporti?

La conduzione della politica estera è affidata al Governo e, nello specifico, al Ministro degli Esteri; la regina, tuttavia, ha sempre lavorato per favorire la diplomazia della Gran   Bretagna attraverso visite,   inviti, doni curando personalmente i rapporti con altri Capi di Stato. In particolare, nel corso dei decenni Elisabetta ha stretto   relazioni di affettuosa   amicizia con diversi Presidenti americani. 

C’è un predecessore fra i sovrani e le sovrane britanniche a cui lei si ispirò?

Il modello di comportamento di Elisabetta è senza dubbio il padre, Giorgio VI; osservato da lontano negli anni della prima giovinezza e, più da vicino, nel lungo tour del   Commonwealth del 1947   svolto insieme, il sovrano divenuto re inaspettatamente è stato per la figlia l’esempio più alto di senso del dovere e servizio alla nazione. 

Qual è stato a suo avviso, se   ce n’è uno, l’atto più considerevole del suo regno?

Il regno di Elisabetta II non è   stato caratterizzato da gesti   eclatanti o innovazioni rivoluzionarie; si può dire che il senso del lavoro della regina sia invece stato il suo sapersi adeguare passo  dopo passo ai tempi che  sono cambiati, come ha   dimostrato di saper fare in   numerose occasioni: trasmettendo in televisione   il Christmas Message (1957), accettando di pagare le   tasse (1992), aprendo i  propri palazzi al pubblico   (1993), modificando le   regole della successione   eliminando l’anacronistica   legge salica (2013), sostenendo pubblicamente alcuni diritti civili. 

Si può dire, o meglio prevedere, che con Carlo al trono finirà un certo tipo di monarchia?

Alcuni opinionisti ipotizzano   che con Carlo terminerà   questo stile di monarchia discreta, il lavorio dietro le   quinte e l’operato rigorosamente imparziale a   favore di una Corona più   incisiva e diretta, in   particolare su alcune tematiche di ampio rilievo come, ad esempio, l’emergenza climatica. Carlo, tuttavia, è ben consapevole di quali siano le effettive prerogative di un re e, quindi, dubito che   supererà i limiti   costituzionali imposti dalla tradizione.