Craxi: l’incontro con Almirante che ruppe l’arco costituzionale

di Lorenzo Somigli
15 Gennaio 2020

Chi avrebbe mai potuto credere che quel bambino, spedito in collegio per aver lanciato sassi contro la Casa del Fascio, sarebbe diventato un leader politico tanto lungimirante da coinvolgere nel gioco democratico proprio i post-fascisti.

Nel 1983 Craxi era stato incaricato di formare il governo e per primo decise di aprire le consultazioni anche all’MSI di Giorgio Almirante. Atto simbolico, atto in controtendenza, di sfida, atto che ha sdoganato la Destra rompendo la prassi dell’arco costituzionale che escludeva sistematicamente i voti missini.

Scelta coraggiosa che gli portò non poche critiche da quella sinistra comunista che lo ebbe in odio fin dall’inizio ma in linea con i tempi. L’Italia usciva proprio in quegli anni dalla lunga stagione dell’odio e occorreva da un lato includere tutte le forze politiche nei meccanismi decisionali, dall’altro trasformare una fragile democrazia in una democrazia governante.

Almirante non aveva nulla da chiedere a Craxi, nulla chiese, nulla ebbe ma apprezzò sinceramente. Sapeva per altro che nella destra sociale (ma anche in quella liberale), Craxi riscuoteva consensi e che aveva pure sottratto qualche voto all’MSI.

Craxi era un decisionista tanto da essere ritratto da Forattini con gli stivaloni e la camicia nera. Indubbiamente antifascista, Craxi aprì, non certo ad una revisione, ma ad un’analisi storica del fascismo, periodo storico fino ad allora rimosso. Negli anni successivi arrivò a far trasmettere su Rai2 la fiction “Il giovane Mussolini” con Antonio Banderas nei panni del futuro Duce.

L’anticomunismo non era il solo punto di contatto tra i due. Anticomunismo che per Almirante rappresentava una naturale scelta di campo, mentre per Craxi aveva comportato una coraggiosa ripulitura ideologica dentro il PSI e un distacco di cui a lungo pagherà pegno. Operazione anche traumatica ma che trasformò il PSI da variante rosata del PCI ad un partito riformista.

Divisi dalla scala mobile, Craxi e Almirante condividevano la necessità di una riforma delle istituzioni. La “Grande Riforma” recuperava idee da sempre patrimonio della Destra: governabilità, chiarificazione del quadro partitico, corrispondenza tra voto e governo, presidenzialismo. Allo stesso tempo piaceva quella sua visione moderna della società che rese Craxi interprete del cambiamento in atto nella società italiana con l’emersione di nuovi corpi sociali.

Quell’incontro del 1983, al quale ne seguirono altri negli anni, segnò la fine della prassi politica dell’arco costituzionale, precedente all’apertura di Berlusconi a Fini, prese avvio un processo che ha portato alla crescente integrazione nel sistema politico dell’MSI prima e di AN. Una mossa i cui esiti di lungo periodo Craxi non avrebbe potuto prevedere ma che lo rese ancor più popolare nella base missina.

Pino Rauti intervistato da Panorama ricordò un altro episodio: “Io non dimentico che quando Craxi si insediò a capo del governo, nel 1983, e c’era stato su un treno un attentato che per fortuna era andato a vuoto che altrimenti sarebbe stato micidiale, Craxi nel volgersi verso i nostri banchi a Montecitorio, disse che rifiutava di attribuire a priori e senza prove quell’attentato al terrorismo di destra: un’identificazione a priori che a lungo era stata per noi devastante”.

È un rapporto quello con il mondo della Destra sociale che è proseguito negli anni. Anche dopo la morte in esilio ad Hammamet di Bettino Craxi. Nel 2005 la figlia Stefania ha ospitato Assunta Almirante presentando il libro e con queste parole: “Movimento Sociale Italiano, la creatura di Giorgio Almirante, costruita mattone su mattone, comizio dopo comizio, con infinita pazienza, fede, coraggio”.

Nel 2010, a dieci anni dalla morte di Bettino, si discuteva se dedicare un monumento in memoria di Giorgio Almirante a Milano. Sempre Stefania non aveva dubbi: “L’ex leader del Msi appartiene alla storia politica del nostro Paese. Un Paese che ha ancora diverse strade intitolate a Stalingrado. Credo che Giorgio Almirante abbia tutto il diritto di essere ricordato dalla città di Milano”.

Tutto questo, al momento del crollo della Prima Repubblica, non lo mise al riparo dagli strali della destra missina. C’è da ricordare però che la Destra ha saputo rivedere alcune sue posizioni, alcune sue critiche – non solo adesso, non solo al momento del ventennale dalla morte – ma negli anni, giungendo ad un giudizio più su Craxi e sulla stagione politica che seppe guidare.