Il centrodestra riunito è un’inconciliabile armata Brancaleone

di Gennaro Malgieri
1 Febbraio 2017

A che ora parte il Centrodestra? Come un treno dimenticato su un binario morto, non partirà affatto. E suoi vagoni – troppi per un convoglio solo – arrugginiranno sotto le intemperie della politica italiana. Sinceramente ci dispiace, ma da quelle nottate di gennaio del 2013, quando nelle segrete stanze di non so più quale dimora, si compilavano le liste elettorali, venne fuori il disfacimento scientifico e programmato di una formula politica che, per quanto malconcia, poteva comunque essere rimessa in sesto nell’approssimarsi di nuove avventure.

Si applicarono con sagacia, per notti e giorni, coloro i quali ebbero il mandato di farlo dal lìder maximo, per snaturare e distruggere quella coalizione che bene o male aveva retto agli sconvolgimenti politici più violenti sopratutto nella parte finale dell’ultima legislatura che tramontava sotto la stella tutt’altro che brillante di Mario Monti e del suo governo tecnico partorito nei sontuosi ambulacri del Quirinale.

Si diedero molto da fare – come ricorderanno protagonisti e deuteragonisti della vicenda – i mandatari dell’ancora non disarcionato Cavaliere per assicurare ai loro fedelissimi i posti in lista e li nominarono con tale oculatezza che poco dopo capetti e gregari abbandonarono la casa madre per passare armi e bagagli alla corte dell’avversario che avevano combattuto in campagna elettorale. Diventarono ministri e sottosegretari, portatori d’acqua e occasionali salvatori della compagine governativa renziana. Tutti gli altri, gli esclusi dal giro dei “nominati”, a casa, magari a meditare su come si sarebbe potuto costituire un altro Centrodestra.

Dopo quattro anni eccoci qui. Il Pd (in preda alle convulsioni) il M5S (confuso e irritabile) e il terzo piede dello sgangherato sistema politico italiano impalpabile se non introvabile. Questi i concorrenti ai nastri di partenza. Ognuno con la certezza di superare il 40% e beccarsi il premio di maggioranza. Ma il centrodestra, davvero, dov’è? Sovranisti e globalisti, democristiani e riformisti, liberisti e socialisti, scissionisti di tutte le combinazioni (più volte per giunta), vorrebbero, ma non possono. Fantasmi, insomma, con la pretesa (o l’incubo) di tornare insieme.

Non ci credete? Il catalogo lo ha compilato Renato Brunetta, intelligente almeno quanto fantasioso e tra i pochi coerenti in quel caravanserraglio che è Forza Italia. Intervistato dal Corriere della Sera ha detto che del nuovo centrodestra, oltre il partito dell’ex-Cavaliere (tutti in trepidante attesa della sentenza della Corte di giustizia europea che lo riabiliti per potersi ricandidare: auguri!), faranno parte “la Lega di Salvini, Fratelli d’Italia della Meloni, i Conservatori e Riformisti di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l’Udc di Cesa, il partito di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste…”

Avete capito bene: tutti insieme appassionatamente, non in una coalizione (e già darebbe arduo), ma addirittura in un listone, quasi la riedizione di quel partito unico miseramente fallito perché nessuno ci credeva eppure era la sola idea che poteva avere un avvenire se soltanto non fosse stato pensato come un espediente per nascondere acciacchi e vecchie ruggini. “Tutti insieme possiamo vincere le elezioni. E superare il 40%”, ha aggiunto trionfalmente Brunetta. Che ha dimenticato di dire, forse, dove collocherebbe Giulio Tremonti, intravisto alla manifestazione sovranista di sabato scorso a Roma: l’unico che aveva davvero le carte in regole per iscriversi al “partito sovranista”, avendo detto per tempo ciò che pensava di quest’Europa scoperta ora da ex-ministri che un giorno sì e l’altro pure stavano a Bruxelles attovagliati intorno all’Unione che mai e poi mai osavano mettere in discussione.

Se questo è il centrodestra di un futuro non tanto lontano – una sommatoria di pesi piuma a far da utilità marginale (chiedete a Tremonti, Brunetta e Quagliariello che hanno letto Pareto di che cosa si tratta) ai più consistenti Berlusconi, Salvini e Meloni – dovesse davvero presentarsi sarebbe spaventoso. Fossimo nei soggetti elencati chiederemmo una moratoria elettorale per attrezzarci alla meno peggio e prepararci a sostenere una campagna non proprio perdente in partenza. Insomma, quanto meno con qualche contenuto che ne giustifichi l’abbraccio. Ma ce li vedete davvero Rotondi, Cesa, De Luca, Nucara con i “sovranisti” ed i “trumpisti”? In attesa di risposta temiamo che non solo il treno evocato all’inizio non partirà, ma nel frattempo qualcuno si sarà fregato anche il binario morto.