Benedetto XVI: il grande dottore della Chiesa che ha risvegliato l’occidente dal sonno 

di Pasquale Ferraro
1 Gennaio 2023

Il 18 aprile 2005, un Lunedì, il Decano del Collegio Cardinalizio Joseph Ratzinger pronunciò un omelia destinata ad entrare nella storia. Parole nette, chiare, che colpivano il cuore della nostra società, del nostro mondo, della sua crisi e del suo inesorabile viaggio verso l’oblio. Parole che ancora oggi risuonano come i rintocchi di una campana lenta, strozzata, preoccupata ma rivelatrice. Questo è stato Joseph Ratzinger e poi Benedetto XVI, un grande dottore della Chiesa, ma anche un profeta, che ha tentato forse invano di risvegliare le nostre coscienze, di squarciare i veli che dinanzi ai nostri occhi e sopratutto attorno al nostro spirito ogni giorno vengono sapientemente calati. Le sue parole, non le prime, risuonarono imponenti, ma anche scomode una certa cultura laicista, radicale e atea nel senso più estremo. Ratzinger il teologo, il filosofo, l’accademico, il “dottore” della Chiesa non ha arretrato di un passo, di un millimetro ha guardato negli occhi il male del nostro tempo e lo ha sfidato con l’arma più potente che l’uomo cosciente possieda: l’unione fra la fede e la ragione, il “vero umanesimo” senza il quale tutto è nulla, vuoto, perso. 

Benedetto XVI, è il figlio autentico di quella grande cultura filosofica e teologica dell’Europa nata nel cuore del titanico scontro tra la riforma e la controriforma. Joseph Ratzinger il filosofo ha colto fra i primi il pericolo, ha superato le illusioni dell’Occidente e ha colto il nucleo stesso della crisi, del pericolo. La più grande minaccia per l’uomo contemporaneo nata dalle viscere stesse della contraddizione, si è manifestata nel momento di massimo giubilo dell’Occidente vincitore della guerra contro il comunismo, inconsapevole che il nemico più grande covava al suo interno, silenzioso e subdolo come un cancro: il relativismo.  

Un messaggio chiaro alla Chiesa e ai suoi fedeli, sui quali piove forte e terribile l’onda della secolarizzazione, del relativismo materialistico di una società svuotata dal lungo male del Nichilismo: parlando di quella “misura della pienezza di Cristo”, cui siamo chiamati ad arrivare per essere realmente adulti nella fede. Non dovremmo rimanere fanciulli nella fede, in stato di minorità. E in che cosa consiste l’essere fanciulli nella fede? Risponde San Paolo: significa essere “sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…”. Non è forse questo il più autentico e vibrante ritratto del Cristiano nella nostra società? Non sono forse queste parole che ogni credente può fare proprie? La risposta è ovvia, un si deciso, vivo, proveniente delle profonde tempeste del nostro spirito, inquieto perché tormentato da una realtà svuotata di senso, privata della sua essenza proprio perché radicalizzata, relativizzata e in fondo mercificata. 

 “ Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto  – aggiunge l’allora Cardinale Ratzinger – in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero… La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde – gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore”.  Parole profetiche, profonde, dure, ma vere. Perché la verità esiste, e non può essere negata, come tendono a fare coloro che distruggono le certezze per creare una società del caos nel quale operare le loro manovre. 

Colpire la fede, indebolire il Cristianesimo significa distruggere l’ultima barricata umanistica in un mondo che tende a distruggere l’umano, a rendere l’uomo oggetto e non più coscienza sensibile e libera, merce e non più essere. Ed è questo lo scopo di quel meccanismo perverso e autodistruttivo che come un serpente strisciante attraversa l’Europa cuore pulsante dell’anima occidentale. Ed è qui che “ avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.  Non è forse la nostra società quella in cui si predilige l’io inteso come soddisfacimento immediato e banale delle proprie voglie, dei propri desideri, della proprio egoismo. Nulla di più lontano da una società fondata su “un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo”. Ed è per questo che Ratzinger invitava ad una fede ”Adulta”,  quindi  “non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo”. 

Cristo come “misura”, come fondamento dell’umanesimo non può convivere con le voglie del nostro tempo, con la sua vocazione edonistica, lesiva dello spirito, distruttiva per l’uomo, ma ricercata come vivere non per esistere, ma per il puro vivere, quasi vegetando nella vita, o al massimo come macchina inserita nell’ ingranaggio della società post-occidentale, post-moderna.  

L’uomo che costruisce invece la sua “umanità” nell’amicizia con Cristo “É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità.” da qui  il compito per la Chiesa che allora prefigurava e per tutto l’arco del suo Pontificato e anche nel ritiro Spirituale di preghiera ricordato anche da Papa Francesco , ha rammentato e alimentato, deve inevitabilmente essere quello di sostenere il processo verso una “ fede adulta” che “dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede – solo la fede – che crea unità e si realizza nella carità”. Qui ritornano ancora le parole che San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. Perché ricorsa Ratzinger “la carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna”.  

Un’immagine forte, evocativa dei nostri tempi ed elegante come nello stile “elevato” ma semplice di quella cultura immensa di cui Benedetto XVI fu testimone e portatore. Perché Papa Benedetto è stato un grande custode dell’Europa, capì che l’Europa svuotata dai valori Cristiani incubatoio di quella lunga tradizione che parte si da quella ebraica, ma procede attraverso le vette del pensiero occidentale greco e giunge alla sintesi di quei padri Agostino e Tommaso che di questa grande unità furono cerniera. Da oggi se non fosse già chiaro si dirà che nella grande tradizione della Chiesa, delle sue trasformazioni, della sua affermazione e delle sue lotte e dispute tre furono i grandi trasformatori che si confrontarono con i mutamenti e le tempeste salvando l’unità, la forza e il Ministero della Chiesa: Agostino, Tommaso e Benedetto.