Degrelle e Codreanu: gli asceti della politica

di Redazione
16 Gennaio 2017

Il ‘900 è stato un’interessante laboratorio di idee riguardante la traslazione dell’elemento ascetico-esoterico nelle esperienze politiche fondamentali europee. Se le rivolte nazional-popolari dell’ovest hanno avuto una evidente matrice mistica, nei paesi socialisti dell’est l’elemento irrazionale sembra apparentemente molto più nascosto ma comunque presente. Già sui fenomeni legati all’inconscio collettivo, Carl Gustav Jung si era speso per identificare quel tipo d’Uomo che dentro di Sé porta l’archètipo di tutto il popolo. Sono le leggi del sangue a produrre tale fenomeno e la persona è investita della missione storico-mitologica di essere naturale guida del suo popolo, o meglio della sua stirpe.

Tra le esperienze degli anni’30, per comprendere meglio questo fenomeno, c’è il movimento Rexista con a capo Lèon Degrelle. Il movimento Rex si sviluppa in Belgio e prende tale nome dal messianesimo cristiano, questa la sua specificità all’interno del movimento storico delle rivolte nazional-popolari europee di quel periodo che va sotto il nome di fascismo. Il suo capo Lèon Degrelle ha in sé tutte le caratteristiche della guida spirituale, i suoi comizi sono dei veri e propri show di massa dove l’oratore assurge a ruolo di una vera e propria rock-star moderna. Il potere carismatico direbbe Max Weber, distinguendo da quello razionale e da quello tradizionale, è un potere che esplica nella forza del pàthos, il capo è in grado di dominare i fluidi spirituali delle masse che lo stanno ascoltando proprio come faceva Degrelle.

Fenomeno analogo è invece in Romania il movimento legionario detto anche Guardia di Ferro legato al principe Corneliu Codreanu. Il suo movimento ha nell’Arcangelo Michele la figura di riferimento e si muove nello stesso spazio storico degli anni ’30/’40. È proprio l’Arcangelo Michele che con la sua bilancia soppesa ed equilibra il bene e il male, il principio positivo e negativo che è naturalmente insito nell’Uomo. Allo stesso modo Codreanu è portatore di grande rettitudine ed equilibrio spirituale ed interiore. Osservante di particolari forme e pratiche religiose come la pratica del digiuno, nota è anche la sua magnanimità e il poco attaccamento verso il denaro e i beni materiali. Il movimento legionario fu tra gli obbiettivi della repressione a seguito del colpo di stato del’38 che instaurò un governo più docile alle mire espansioniste di Hitler, a differenza del Belgio di Degrelle che invece conservava maggiore autonomia rispetto alla Germania. Sia con Degrelle che con Codreanu.

L’elemento del dèmos è fondamentale anche se in aspetti diversi. Degrelle nota la iniziale assenza dell’elemento popolare nel suo movimento agli esordi, di conseguenza comincia a tenere discorsi proprio nelle case del popolo. Codreanu rilancia la questione della terra e dello spirito contadino. Altro punto rilevante delle 2 esperienze è la questione “democrazia dei capi” a differenza della “democrazia del gregge”, quest’ultima alla base delle pseudo-democrazie odierne. Nel primo modello i capi sono ricoperti come dicevamo all’inizio di una investitura storico-mitologica, oltre che della loro naturale propensione a guidare il movimento storico-politico di cui sono espressione. La democrazia del gregge si basa su un popolo svilito chiamato in continuazione al voto per non decidere nulla in fondo, visto che le vere decisioni sono prese altrove. Alla morte del capo rimane il simbolo, l’archètipo, ancora presente perché prodotto da tutto il popolo e dal suo spirito del sangue.

L’Uomo muore ma resta presente tutto ciò che esso rappresenta, tutto pronto per un’altra possibilità forse l’ultima, come il decimo Avatar che giunge alla fine del Kali Yuga indiano o il tredicesimo Imam dell’Islam o il nuovo messia delle tradizioni giudeo-cristiane. Un’altra ipotesi forse la più adatta allo spirito del tempo è quella di un rovesciamento di paradigma con un’unica coscienza universale alla quale si agganciano quelle individuali. Nella società delle moltitudini al posto delle masse, e con l’avvento del terzo millennio un ultimo scalino da superare.

Roberto Siconolfi