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Se Dante Alighieri è solo mezzo romagnolo, la Divina Commedia è tutta romagnola?

Redazione Romagna Futura di Redazione Romagna Futura, in Cronaca Romagna, del

Solitamente ci immaginiamo Dante Alighieri amaro, severo e arcigno, visto di profilo col naso lungo e aquilino. Come nel suo ritratto più famoso, che fu eseguito da Sandro Botticelli, quando il pittore in piena crisi esistenziale, diventato seguace di Savonarola, rinnegava il neoplatonismo ed era pieno di sensi di colpa e di relative penitenze.

Pare proprio che non fosse così, Mario Tobino lo definisce: “Biondo era e bello” ipotizzando che Dante Alighieri abbia descritto se stesso tramite Manfredi, nel III Canto del Purgatorio. Altro cliché è il Dante Alighieri dell’amore platonico senza “appetito di fera”, in realtà Dante, anche dopo aver sposato Gemma e incontrato Beatrice, trascorse molto tempo tra Fiorette e Violette, assieme ad un gruppo di amici benestanti e gaudenti… lasciatemelo dire, con quello che sapeva dire e poetare avrebbe conquistato qualsiasi donna ieri come oggi.

Angelo Chiaretti, presidente del Centro Studi Danteschi della Valconca, sostiene, nel volume “Dante Alighieri primo turista in Romagna”, che il gruppo di gioventù dorata, tra cui Dante, soleva attraversare gli Appennini per venire in Romagna a mangiare, amoreggiare e poetare. Dunque non solo Dante Alighieri viaggiò in lungo e in largo tutta la Romagna durante gli anni del suo esilio, ma la frequentava anche prima. “Fiorentino di nascita, non di costumi”, si definisce Dante, i fiorentini li chiamava scelleratissimi, ne invocava la resa incondizionata, il massacro, l’incenerimento scrivendo lettere all’imperatore Arrigo. Si potrebbe forse pensare a un Dante di costumi romagnoli? Certo i romagnoli nella Commedia li mette all’Inferno, ma inserisce il Paradiso terrestre “in sul lito di Chiassi” (Classe di Ravenna) all’interno della pineta, dove il Poeta amava passeggiare.

Giovanni Pascoli sosteneva che la stesura della Divina Commedia si fosse realizzata interamente in terra romagnola. Il Pascoli sosteneva pure che : “La foresta dell’Eden somiglia, esso (Dante) dice, alla pineta di Classe. Ebbene la selva con cui comincia il poema, è quella stessa foresta. L’una e l’altra sono antiche come il mondo; sono la vita”.  Il Risorgimento e il Fascismo hanno amato molto l’Alighieri, in quanto lo ritenevano un fattore di unità ed esempio per gli italiani.

Dante Alighieri divenne simbolo del Risorgimento e immagine artistica in ogni campo: dalla musica (Gaetano Donizetti), all’arte visiva (Francesco Hayez e Vincenzo Vela), fino alla letteratura con Giacomo Leopardi e Silvio Pellico. Nel Ventennio fu realizzata la più bella e rara edizione della “Divina Commedia” pubblicata in epoca moderna, illustrata da Amos Nattini, con una serie di litografie realizzate da acquerelli, di incredibile energia.

Nel 1939, dopo circa vent’anni di lavoro (dieci anni per l’Inferno, sei per il Purgatorio e tre per il Paradiso), Nattini concluse l’opera: ne vengono stampate mille copie numerate e distribuite solo su prenotazione. Ricevono in dono la prima cantica: papa Pio IX, il re Vittorio Emanuele III e Mussolini (che, in occasione del “Patto d’acciaio”, dona l’Inferno a Hitler). Ognuno dei tre volumi, fu realizzato interamente a mano e misura cm 82 x 67.

Sempre negli Anni Trenta, fu progettato da Terragni e Lingeri, con la collaborazione del pittore e scultore Mario Sironi, per le celebrazioni del Ventennio fascista a Roma, il Danteum monumento tutto dedicato alla Commedia. Doveva sorgere lungo la via dei Fori Imperiali, ma non venne mai realizzato a causa della sconfitta di Mussolini nella Seconda Guerra Mondiale. Eppure anche se pochi lo sanno il Danteum fu realizzato decenni dopo in Romagna, precisamente a Ravenna.

Il fabbricato fa parte del Palazzo delle Arti e dello Sport di Ravenna “Mauro de Andrè”; è composto da 100 pilasti e colonne, i più esterni in pietra a vista, nove in ferro di colore rosso che rappresentano l’Inferno, nove in marmo di Carrara che alludono al Purgatorio, e nove di cristallo come immagine del Paradiso. Fra poco, nel 2021 saranno 700 anni dalla morte del poeta. Potrebbe oggi, il Poeta essere un fattore di coesione per la Provincia unica romagnola e la Romagna partecipare al centenario con degli eventi condivisi fra le sue città?

Paola Tassinari

Redazione Romagna Futura

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