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Papa Francesco difende le radici identitarie in una società liquida

Redazione di Redazione, in Chiesa, del

Sarebbe opportuno prevedere una tassa per ogni volta che si pronuncia la parola “diritti”, probabilmente si risolverebbe il debito pubblico italiano, e non solo, in pochissimi mesi. Tanto è abusata questa parola da averne perso qualsiasi tipo di significato reale. In compenso, però, questa parola, che evito di ripetere per evitare la nausea, è diventata funzionale per uccidere qualsiasi confronto ogni qualvolta si accende un dibattito. È la lezione di Orwell in 1984: ristringere i significati delle parole e l’uso del linguaggio per limitare non semplicemente la libertà di pensiero ma addirittura ridurre la capacità di pensare. Il dibattito sullo Ius soli si inquadra perfettamente in questo contesto ideologico dove protagonista è il solito teatrino del pensiero unico. Verrebbe da chiedere a questa poltiglia politicamente corretta se davvero pensa che un bambino nato in Italia da genitori stranieri non abbia, per esempio, accesso né alla sanità né all’istruzione pubblica, ma sono certo della loro malafede. Se nessun diritto è violato, allora perché tanta caciara? Oggi viviamo un’epocale scontro di civiltà fra il nichilismo e le identità, quindi il vero obiettivo non sono i “diritti” ma sradicare ogni uomo per livellarlo secondo le esigenze del Mercato.

È questa una prospettiva assolutamente contraria all’azione ed al pensiero della Chiesa cattolica che, sebbene sia consapevole dell’uguaglianza di tutti gli uomini perché ognuno è riflesso dell’immagine di Dio, concepisce l’unità dell’umanità solo nell’espressione dei suoi diversi carismi e delle sue culture. Non a caso la Chiesa cattolica stessa è manifestazione di una diversità enorme, radicata nella particolarità dei territori, e allo stesso tempo è espressione di unità nel magistero petrino e nel sacramento dell’Eucarestia. Benché anche voci ecclesiali autorevoli si affannino a negare questa verità, è lo stesso papa Francesco a ricordare a tutti l’importanza delle proprie radici e di riconoscere la propria identità. Durante il convegno pastorale della Diocesi di Roma, tenutosi il 19 giugno 2017 presso la Basilica di San Giovanni in Laterano e dal tema “Non lasciamoli soli! Accompagnare i genitori nell’educazione dei figli adolescenti”, Bergoglio ha tenuto un lungo ed importante discorso in cui ha ricordato che «L’uniformità è un grande nemico», in particolare per l’educazione delle giovani generazioni. Si cita qui di seguito un lungo ma importante estratto del discorso di papa Francesco che non lascia spazio né a dubbi né ad interpretazioni creative ed ideologiche: «La situazione attuale a poco a poco sta facendo crescere nella vita di tutti noi, e specialmente nelle nostre famiglie, l’esperienza di sentirci “sradicati”. Si parla di “società liquida” – ed è così – ma oggi mi piacerebbe, in questo contesto, presentarvi il fenomeno crescente della società sradicata. Vale a dire persone, famiglie che a poco a poco vanno perdendo i loro legami, quel tessuto vitale così importante per sentirci parte gli uni degli altri, partecipi con gli altri di un progetto comune. È l’esperienza di sapere che “apparteniamo” ad altri (nel senso più nobile del termine). È importante tenere conto di questo clima di sradicamento, perché a poco a poco passa nei nostri sguardi e specialmente nella vita dei nostri figli. Una cultura sradicata, una famiglia sradicata è una famiglia senza storia, senza memoria, senza radici, appunto. E quando non ci sono radici, qualsiasi vento finisce per trascinarti. Per questo una delle prime cose a cui dobbiamo pensare come genitori, come famiglie, come pastori sono gli scenari dove radicarci, dove generare legami, trovare radici, dove far crescere quella rete vitale che ci permetta di sentirci “casa”. Oggi le reti sociali sembrerebbero offrirci questo spazio di “rete”, di connessione con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un gruppo. Ma il problema che comportano, per la loro stessa virtualità, è che ci lasciano come “per aria” – ho detto “società liquida”; possiamo dire “società gassosa” – e perciò molto “volatili”: “società volatile”. Non c’è peggior alienazione per una persona di sentire che non ha radici, che non appartiene a nessuno. Questo principio è molto importante per accompagnare gli adolescenti».

Sarebbe interessante continuare a leggere il discorso di papa Francesco per intero ma tanto è sufficiente per strappare il dibattito sullo Ius soli da ogni tentazione e strumentalizzazione ideologica e così riportarlo sul piano della realtà e della ragione. È vero che il contesto sociale attuale impone una riforma del diritto di cittadinanza ma è altrettanto vero che bisogna stare attenti a non creare pasticci peggiori con ripercussioni negative anche sugli stessi bambini che oggi si vorrebbero riconoscere come cittadini italiani. Cittadinanza, infatti, non fa rima con integrazione perché mentre la prima è semplicemente un atto burocratico, la seconda è un processo culturale affatto scontato.

Questa banale ma concreta distinzione fra cittadinanza ed integrazione, rende i motivi per i quali lo slogan “è italiano chi nasce in Italia” non può essere accettabile. È italiano chi aderisce ad una cultura solida, costruita nei secoli sul sangue dei soldati sul Piave, sui calamai di Dante e D’Annunzio, sui pennelli di Raffaello e Leonardo, sulle opere di san Francesco d’Assisi e da Paola ma soprattutto è italiano chi entra “in connessione” con una storia che ha le sue radici nella propria famiglia. Continua papa Francesco nel suo discorso già citato dicendo che «Tante volte esigiamo dai nostri figli un’eccessiva formazione in alcuni campi che consideriamo importanti per il loro futuro. Li facciamo studiare una quantità di cose perché diano il “massimo”. Ma non diamo altrettanta importanza al fatto che conoscano la loro terra, le loro radici. Li priviamo della conoscenza dei geni e dei santi che ci hanno generato. […] Se vogliamo che i nostri figli siano formati e preparati per il domani, non è solo imparando lingue che ci riusciranno. È necessario che si connettano, che conoscano le loro radici. Solo così potranno volare alto, altrimenti saranno presi dalle “visioni” di altri. E torno su questo; sono ossessionato, forse, ma… I genitori devono fare spazio ai figli per parlare con i nonni. Tante volte il nonno o la nonna è nella casa di riposo e non vanno a trovarli… Devono parlare. Anche scavalcare i genitori, ma prendere le radici dei nonni. I nonni hanno questa qualità della trasmissione della storia, della fede, dell’appartenenza. E lo fanno con saggezza di chi è sulla soglia, pronto ad andarsene».

Non è un caso se oggi la famiglia naturale, l’unica esistente nella realtà, è attaccata sotto ogni profilo, legislativo, economico, culturale, esattoriale, educativo: la famiglia è l’ultimo baluardo per la difesa delle identità in una società non più liquida ma addirittura gassosa.

Giorgio Arconte
Tratto da: Stanza 101
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