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A Milano una mostra per parlare delle persecuzioni ai danni dei cristiani

Redazione di Redazione, in Chiesa, del

Dall’Editto di Milano, passando per il “Cuius regio, eius religio”, pace di Augusta e Westfalia, al Primo emendamento USA, le ali della libertà religiosa perdono quota nel cielo dell’Unione Europea, ci si dimentica perfino di segnalare le sue violazioni nei paesi sorvegliati speciali per la persecuzione anticristiana. Purtroppo, i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato del mondo, sono in continua crescita con oltre 215 milioni, come rileva la WWList 2017 dei 50 paesi considerati, Nord corea in testa: – la popolazione totale di questi 50 paesi si aggira attorno ai 4,83 miliardi, di cui 650 milioni circa sono cristiani. Tra questi 650 milioni, il 30% (cioè 215 milioni) soffre una persecuzione che va da alta a estrema- L’oppressione islamica costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana, in ben 35 dei 50 paesi della lista la generale oppressione esercitata dall’islam sulle minoranze fa crescere esponenzialmente l’intolleranza anticristiana a tutti i livelli.

Dalle statistiche dei diversi centri di ricerca, che prendono in esame le varie declinazioni della persecuzione – persone messe di fonte alla tragica scelta tra il rinnegare la propria fede e il morire, mentre altri, in senso più lato, considerano anche i cristiani che corrono il rischio di essere uccisi compiendo determinati gesti o rituali- risulta che in 102 paesi del mondo fra i 500 e i 600 milioni di cristiani non possono professare liberamente la loro fede. La situazione più drammatica riguarda Siria e Iraq, dove si è ormai vicini alla estinzione dei cristiani. In Iraq, dal mezzo milione che erano nel 2013, i cristiani presenti nel paese ora ammonterebbero a non più di 260 mila. In Iran, che pure in occidente è considerato partner affidabile per pacificare il vicino oriente, la comunità cristiana affronta una sistematica persecuzione e repressione. In India, dal 2014, è cresciuto del 150 per cento il numero di incidenti legati in qualche modo alla fede, in Pakistan continua l’ingiustizia della condanna a morte di Asia Bibi per blasfemia. Altre statistiche registrano circa 90 mila cristiani uccisi per la loro fede, cioè un morto ogni 6 minuti. Di questi il 70 per cento sono stati uccisi in Africa perché si sarebbero rifiutati di imbracciare le armi nei conflitti tribali; il restante 30 per cento è stato massacrato durante attentati terroristici, persecuzioni ordinate dal governo (come in Corea del Nord) o durante la distruzione di villaggi.

Sono numeri da brivido che fanno emergere il nostro delirante disinteresse, figlio di una società che si assume libera quanto più implichi la neutralizzazione dello spazio pubblico: una pretesa che sovrasta gran parte della filosofia politica contemporanea. Questo è il tempo di far tesoro della inascoltata lezione ratzingeriana che si rivolgeva soprattutto ad un’Europa che stava smarrendo le sue radici cristiane fondanti la sua civiltà, mostrando il fosso che separa la laicità di una società liberale (es americana), in cui a nessuno è chiesto di abdicare ai propri principi e il laicismo intollerante di stampo francese, che si regge sulla statolatria. Il laicismo e l’Islam in attacco incrociato: l’uno a svilire la cristianità europea; l’altro a combatterla.
Che ognuno di noi faccia la sua parte, come può e come sa, in nome della libertà e sia benvenuta e benedetta l’iniziativa “I cristiani perseguitati – I volti delle vittime della persecuzione anticristiana, gli interventi per non lasciarli soli” con spazio espositivo presso Palazzo Lombardia.

Nicoletta di Giovanni
Redazione

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