Via Almirante (ancora) non s’ha da fare

di Stefano Mei
20 Marzo 2019

Da diverso tempo una delle questioni che ha alimentato il dibattito prettamente mediatico e anche un po’ da bar, oltre che nelle sedi di riferimento, è stata l’intitolazione di una via o di una piazza a Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale Italiano.

La problematica ha avuto luogo a Roma, ove ovviamente ha fatto più clamore essendo la Capitale D’Italia, ma anche in altri comuni più o meno grandi la questione è stata oggetto di discussione.

La polemica che viene alimentata da chi è contrario all’intitolazione di una via o piazza allo scomparso segretario del MSI è strettamente legata al passato del medesimo prima della nascita della Repubblica Italiana.

In particolare viene contestato il fatto di essere uno dei reduci di Salò ed in special modo di essere firmatario delle leggi razziali fasciste del 1938, indubbiamente una vergogna per la storia della nostra nazione.

Tralasciando (ma con una punta di polemica) il fatto che non mi ricordi tanta indignazione per l’elezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano, da giovane appartenente ai Gruppi Fascisti Universitari o il non avere a mente delle raccolte di firma per abolire vie o piazze intitolate ad Agostino Gemelli (tanto per citarne uno) anch’egli vicino agli scienziati redattori del Manifesto della Razza e mi auguro sinceramente che nell’ultimo esempio questo non accada, è necessario a mio avviso approfondire un po’ la questione.

Il MSI è stato costituito da reduci della Repubblica Sociale Italiana e il suo percorso è sempre stato progressivo ed evolutivo, sia di uomini che di idee. È sempre stato presente in Parlamento sino al suo scioglimento avvenuto nel 1995 e nel 1960 ha anche appoggiato l’esecutivo Tambroni anche se per poco tempo.

Almirante, in particolare durante il suo secondo mandato da segretario del MSI, durato di più rispetto all’iniziale ha avuto il merito e la capacità di riportare o condurre migliaia di donne e uomini del nostro paese nel circuito e nella vita democratica. Su questo punto si deve ringraziare un processo di pacificazione? Può darsi. Bisogna omaggiare l’amnistia Togliatti? Tanto di cappello, ma è bene ricordare che il partito è stato escluso dall’arco costituzionale e i suoi militanti presi di mira è talvolta uccisi in periodi delicati della nostra storia post-dopo guerra.

Inoltre, dopo la nascita della Repubblica Italiana, Almirante ha ricevuto rispetto e stima dai suoi avversari politici, anche i più agguerriti, perché se si ha un minimo di onestà intellettuale e qualche decennio fa ce ne era certamente di più rispetto ad ora, non è difficile riconoscere ad Almirante una elevata preparazione nella materia, un linguaggio deciso ma garbato, un rispetto delle istituzioni da far invidia e una certa idea dell’Italia e anche dell’Europa. È opportuno ricordare inoltre che il MSI fu l’unico partito a non essere coinvolto nell’inchiesta Mani Pulite (https://www.youtube.com/watch?v=m5u3L_C_9DU allego un video per qualche dubbioso).

Il motto “non rinnegare, non restaurare” dovrebbe già togliere più di un dubbio su chi ha a cuore che nessuna piazza, nessuna via, in nessun comune d’Italia venga intitolata ad Almirante (anche se già ce ne sono) e sul fatto di “aver capito la lezione”.

“Non rinnegare, non restaurare”… quanta storia e quanta analisi in queste quatto parole. Il passato non si può cancellare ne tanto meno è possibile rinnegarlo ma è certamente possibile far tesoro di certi errori e fare in modo che le generazioni future non abbiano la possibilità di ripeterle.

Pertanto, a mio modo di vedere chi si oppone all’intitolazione o ha una pregiudiziale derivata da un presunto e ridicolo ritorno al fascismo che viene declinato in questi ultimi tempi in particolar modo quando certi partiti politici si trovano all’opposizione, oppure è in malafede.

Bisogna sempre fare in modo che la cultura superi l’ideologia e Almirante semmai avesse necessità di uno sdoganamento ne è un esempio. E’ stato uno dei personaggi storici del nostro paese e dalla sua scuola e dai suoi insegnamenti sono usciti fuori politici che hanno occupato alte cariche istituzionali e promotori di leggi che i nostri cittadini ne beneficiano tutt’ora, ad esempio la legge Tremaglia per le modalità di esercizio di voto dei cittadini italiani all’estero.

In questi casi i colori e gli schieramenti devono passare in secondo piano e chi è favorevole all’intitolazione di una via o di una piazza deve evitare di controbattere: “E allora le piazze a Berlinguer o a Gramsci o Pertini ?”

Dobbiamo tramandare la storia di generazione in generazione e quindi anche la politica deve avere il suo spazio e la delegittimazione politica e ideologica in questi casi è deleteria in particolare per non ripetere gli errori del passato. Ne va appunto della nostra storia e del nostro patrimonio culturale.

Ma il percorso è alquanto difficile.

Purtroppo non siamo riusciti ad andare oltre all’odio e al rancore che una parte di storia nazionale ci ha consegnato

Almirante se fosse ancora vivo: direbbe: Dobbiamo trovare il modo di restare uniti, di riuscire ad aggregare sempre nuovi mondi, di abbandonare l’odio e il rancore, di smetterla di puntare solo a distruggere e iniziare a costruire.