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Sorpresa! L’Italia è rimasta senz’acqua

Alessandro Aragona di Alessandro Aragona, in Attualità, del

Narra la leggenda che Socrate, il grande filosofo ateniese, un giorno si stesse intrattenendo nel giardino di casa con uno dei suoi giovani allievi. Nell’antica Grecia, non era raro assistere a situazioni del genere, ma evidentemente quel giorno successe qualcosa che mandò la moglie Santippe su tutte le furie. Ne scaturirono urla e improperi, prima che la discussione terminasse con una brocca d’acqua rovesciata dalla finestra sulla testa del filosofo. Sembra che fu allora che venne pronunciata per la prima volta la frase “tanto tuonò che piovve”, a significare il verificarsi di un accadimento tanto imprevisto quanto atteso da parecchio tempo.

A vedere le immagini degli ultimi giorni, verrebbe da dire che più che una caraffa d’acqua servirebbe, per far tornare il sorriso agli agricoltori della pianura padana e dell’agro pontino, una vera e propria tempesta perfetta. I campi sono secchi e l’acqua manca un po’ ovunque, anche in zone situate in contesti idrogeologici che dovrebbero garantire un afflusso adeguato, sufficiente per gli usi civili e industriali. Com’è possibile invece che l’Italia, un paese ricco d’acqua, si trovi in tale condizione? Le ragioni sono da attribuirsi principalmente alla gestione pubblica del servizio e all’obsolescenza delle reti idriche, le cui perdite diventano di anno in anno sempre più ingenti di pari passo con il loro invecchiamento (per avere un’idea, oggi sono circa il 40% contro meno del 10% della Germania). Il nesso causale tra la gestione pubblica e la sua bassa efficienza è evidente e per alcuni versi scontata.

Da una parte, come spesso accade, l’attribuzione di funzioni di interesse collettivo a enti che appartengono alla famiglia delle partecipate o degli organismi para-statali, significa inevitabilmente consegnare i rubinetti nelle mani di politici impreparati e incompetenti; in secondo luogo, la casse pubbliche, vuote e perennemente indebitate, oggi non sono in grado di effettuare quegli investimenti in manutenzione e innovazione tecnologica che altrove in Europa garantiscono livelli di efficienza altissimi. Non è un caso quindi se nella Roma degli acquedotti imperiali, quella Roma in cui nel 2011 è passato un referendum con il quale di fatto si impediva la possibilità di delegare ai privati la gestione del servizio e men che meno di farci profitto, siano partiti i decreti di razionamento. Chissà cosa ne pensano la Raggi e il M5S, feroci portabandiera di quella battaglia.

La stessa Corte Costituzionale, nel prendere dura posizione nei confronti del disegno di legge con cui l’Assemblea Regionale siciliana nel 2015 aveva replicato a tutti gli effetti le scelte romane del 2011, ha ribadito due mesi fa come la gestione del servizio idrico rientri pienamente nelle materie in cui possono agire il mercato e la concorrenza. Purtroppo, il messaggio che si è voluto far passare in questi anni è che essendo l’accesso all’acqua un diritto inalienabile e universale, trarne profitti dalla distribuzione è roba da avvoltoi privi di scrupoli, laddove invece potrebbe coincidere con una razionalizzazione dei costi, una migliore qualità del servizio e giuste tariffe per i consumatori. La governance del settore non è uniforme ovunque, e meriterebbe uno studio più approfondito, cosi come i numerosi casi di successo delle “privatizzazioni”, dall’Africa all’America Latina. Nel frattempo, è auspicabile, quantomeno, che la classe politica investa nella formazione di una classe manageriale incline ad elaborare e implementare politiche pubbliche con criteri sempre più “privatistici”. Non ce lo chiede l’Europa, ma il nostro passato regale.

Alessandro Aragona

Alessandro Aragona

Nato nel 1977, Laureato in Scienza Politiche presso l'Univesità di Bologna con una tesi su Julius Evola. Due Master (veri), uno in Relazioni Internazionali presso l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano (ISPI) e uno in Marketing, Comunicazione e Relazioni Pubbliche presso Stogea (Scuola Toscana di Gestione e Organizzazione Aziendale). Lavora per un istituto bancario dove si occupa di consulenza alla piccola-media impresa e dove è Consigliere Nazionale dell'Associazione che riunisce tutti i dipendenti. Fa parte del Coordinamento Nazionale dei Tea-Party Italia. Coordinatore Cittadino di FDI-AN. Gli piace definirsi anarchico di destra, ama Eastwood, Springsteen e fare interminabili partite a carte con gli amici.

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