QUANDO MUORE LA DEMOCRAZIA

di Davide Gabriele
18 Febbraio 2020

La violenza nei confronti della democrazia non si manifesta soltanto in forme identificabili e immediatamente tangibili, ci sono aggressioni che vengono spesso velate dalle buone intenzioni, dall’etica delle buone azioni, dalla giusta giustizia costruita su principi universali che si presumono veri in ogni dove, non si riesce a percepire la contraddizione che risiede nel relativismo della sua verità.

Quando si applica al caso particolare una verità assoluta costruita su basi relativistiche, essa non può concretamente essere applicabile nel concreto dei fatti se non a scapito della sua fattiva efficacia.

Nella società balena la malsana idea che è legittimo ciò che è legge, la legge ha preso prepotentemente preminenza su ogni questione della vita umana, inclusa l’azione politica. Ma in politica la legittimità dell’azione non è data dal semplice rispetto delle leggi, ma nasce dal mandato di chi detiene sovranità, da chi eleggere i decisori, e in democrazia chi possiede tale sovranità è il popolo.

Ciò che è legittimo in politica non è detto che sia legale; certo!Ma non è forse vero che la politica propone la legge?

Non è forse vero che la legge è frutto di una proposta politica? È la politica che fa la legge e non viceversa! L’equilibrio tra legittimità e legalità deve essere necessariamente ristabilito. Una legge dannosa non è forse abrogabile? È certamente vero che la legittimità deve essere mossa all’interno della legalità, ma deve essere ben chiaro che se il politico muove le sue pretese, nel rispetto della Costituzione, a seguito di un mandato elettorale, egli non deve mai essere attaccato dal potere legislativo.

Diversamente la democrazia muore.