Problemi globali soluzioni locali

di Michele Orsini
11 Febbraio 2020

Rifiutate il mantra “problemi globali, soluzioni globali”. Così ha detto Marion Maréchal alla conferenza dei nazional-conservatori tenutasi a Roma la scorsa settimana. Il suo appello evidenzia la necessità di un nuovo ecologismo conservatore, in opposizione a quello progressista, che miri a difendere l’ambiente senza sacrificare la produzione industriale e l’economia nazionale e soprattutto ad affrontare concretamente problemi che richiedono il nostro impegno fattivo e immediato.

Possiamo difendere un luogo solo se lo conosciamo. Per quanto oggi il mondo sia interconnesso, non possiamo certamente preoccuparci di ciò che avviene dall’altra parte del mondo, quando anche più vicino a noi ci sono tanti problemi di vario genere. Del resto i singoli individui sono naturalmente più propensi a difendere l’ambiente che meglio conoscono e a cui sono legati come il luogo di nascita, il luogo d’origine della famiglia, un luogo a cui sono intimamente affezionati.

Come si può pretendere che ad un individuo interessi ciò che accade dall’altra parte del globo?L’ecologia progressista si è basata su allarmi apocalittici; una seria ecologia conservatrice dovrebbe invece puntare ad azioni concrete, come rendere conveniente lo smaltimento dei rifiuti e incentivare le tecnologie verdi senza alterare i meccanismi del mercato e senza aggiungere nuove tasse alle imprese, già vittime di una pressione fiscale esorbitante.

Nella recente manovra è stata introdotta la tassa sulla plastica, l’ennesima tassa sulle aziende che per una semplice legge dell’economia sarà traslata sui consumatori.

Ovviamente è stata introdotta per la nobile motivazione della salvaguardia del pianeta. Purtroppo, però, non avrà alcun effetto utile sull’ambiente mentre aumenterà il carico fiscale. Per contrastare l’inquinamento causato dalla plastica, aumentare le imposte non serve a niente, anzi spinge le imprese a non investire o a delocalizzare. L’unica soluzione possibile è costruire centri di smaltimento; ciò renderebbe il settore dello smaltimento dei rifiuti appetibile anche ai privati.

La libera impresa riuscirebbe a rendere produttivo ed efficiente un settore dell’economia utile all’ambiente. L’Italia esporta buona parte dei rifiuti che produce per farli smaltire all’estero (dove esistono impianti di smaltimento e di riciclo seri e poco inquinanti) ovviamente a costi notevolmente più alti rispetto alla costruzione in patria di questi stessi impianti. Sarebbe la linea d’azione più sensata se non ci fossero migliaia Nimby che, vittime colpevoli di una forte ignoranza, si oppongono a qualunque intervento nelle loro vicinanze.

Dire no a tutto, ovviamente, senza controproposte sensate non è sicuramente la politica migliore. Puntualmente quando la situazione dei rifiuti diventa insostenibile o non si riescono a smaltire i rifiuti prodotti la colpa viene immediatamente attribuita al capitalismo o vengono trovati generici colpevoli che nulla hanno a che fare con il problema in questione.

L’ambientalismo è diventato ormai un argomento monopolizzato dalle sinistre, che però lo affrontano in maniera superficiale, la destra invece dovrebbe sviluppare una politica alternativa e pragmatica. Conservare l’ambiente, senza penalizzare la libera impresa, è possibile.

Un ambientalismo “di destra” potrebbe affrontare il tema in maniera scientifica senza creare dogmi ma proponendo soluzioni pratiche a problemi pratici. Non serve bloccare ogni infrastruttura nuova o fermare la libera iniziativa privata economica; basta, invece, rendere le procedure pubbliche, soprattutto nel settore “verde”, efficaci e rapide volte a tutelare l’ambiente e il territorio.

La sinistra non è mai riuscita a trovare soluzioni pratiche perché si è sempre fermata a proclami da salotto e allarmi apocalittici senza mai proporre strategie concrete per la risoluzione del problema. Quelle poche che hanno elaborato sono ridicole o inaccettabili: decrescita felice, manifestazioni contro tutte le opere pubbliche (TAV, Tap…), veti messi a priori contro fonti di energia pulita come il nucleare (si sono registrati 2 soli incidenti in più di 50 anni d’uso e per ragioni che nulla hanno a che fare con il nucleare) e moltissime altre prese di posizione aprioristiche e illogiche.

Da tutto questo il nuovo ecologismo conservatore deve ben guardarsi. È giunto il momento che la destra affronti il tema e non permetta che una sinistra falsamente intellettuale lo monopolizzi.

Conserviamo l’ambiente, conserviamo i nostri valori di libertà, di patria… manteniamo inalterato lo spirito pragmatico che da sempre distingue tanto i conservatori quanto i liberali (quelli veri e non i sedicenti), solo così possiamo affrontare un tema per troppo tempo portato avanti dalla sinistra. A fronte di problemi globali noi cominciamo a rispondere pragmaticamente con soluzioni locali.