Ong, migrazioni di massa e scontro di civiltà

di Lorenzo Zuppini
22 Gennaio 2019

Il multiculturalismo, o pluriculturalismo per dirlo alla Fallaci, è una ideologia e come tale difficilmente si mantiene ancorata alla realtà. Questa ideologia prevede la forzata convivenza di popoli caratterizzati da differenti se non opposte culture nel medesimo spazio geografico. La multiculturalità, al contrario, è la fotografia della realtà e consiste nell’eventuale e mai forzata convivenza di più culture all’interno dello stesso spazio geografico. Quest’ultima situazione si crea per definizione senza l’intervento di alcuna forza esterna pianificatrice di ciò che dovrà accadere e ciò che dovrà essere.

Paradossalmente, viste le ingerenze cui siamo abituati, sono i diversi popoli a decidere di accettare la multiculturalità all’interno del proprio stato ben delimitato da dei confini che, a differenza di quanto sostenne Mattarella, non sono mere linee. È un equilibrio, questo, che appunto non sarà raggiunto per imposizione ma per la libera scelta di un popolo autoctono di accogliere al proprio interno un popolo composto da stranieri. Ebbene, la realtà odierna è quella di un multiculturalismo imposto e pianificato a tavolino da un’intellighenzia mondiale che, in barba a qualsiasi principio di autodeterminazione dei popoli, impone a Stati sovrani l’accoglienza e la successiva convivenza di milioni di stranieri varcanti i confini europei nei modi più disparati, ossia clandestinamente.

Si tratta di una grande, enorme Organizzazione Non Governativa che contiene al suo interno le classiche Ong che traghettano afro-islamici dal Nord Africa sin qui, la sinistra post-comunista in cerca di un’isola ideologica d’approdo per conferire senso alla propria esistenza, la melassa politically correct generata dal perbenismo straccione di chi non ha il coraggio delle proprie idee e, in fine, l’universo della Chiesa bergogliana che, succeduta al pontificato del gigante Ratzinger, ha trasformato la liturgia nella narrazione immigrazionista e anti-occidentalista, i sacerdoti in accattoni d’applauso e Gesù Cristo in un migrante qualsiasi che con la propria storia di fuga legittimerebbe quest’accoglienza suicida.

E non arrivano fuggitivi da guerre o persecuzioni, poiché altrimenti dovrebbero approdare principalmente fuggitivi cristiani che storicamente sono sottoposti a una perenne persecuzione in tutte le repubbliche islamiche o nei paesi a maggioranza islamica. Il punto nodale, poi, è questo, ossia lo scontro di civiltà che si genera sul suolo europeo e che riguarda la civiltà cristiana e quella islamica. La prima, ossia noi, ha vissuto un periodo di secolarismo che ha condotto a una importante secolarizzazione per cui i peccati sono separati dai reati e la sfera religiosa da quella statale. La seconda, ossia gli ospiti cui ci obbligano ad aprir la porta, non ha mai conosciuto un’evoluzione simile e sovrappone i due aspetti. Questo accade per ragioni che potremmo definire tecniche. Il cristianesimo è la religione del Dio che si fa uomo e si incarna in Gesù, vero Dio e vero uomo. L’aspetto razionale tipico dell’essere umano è dunque presente nel nostro Dio che è sceso in terra, evento che ha oltretutto portato alla stesura di testi sacri che si sono affiancati a quelli del Vecchio Testamento emendando al loro contenuto talvolta truce. L’islam al contrario è la religione del Dio che si fa testo e si incarta nel Corano. Il Corano è per gli islamici ciò che Gesù è per noi cristiani. Un emendamento al suo contenuto è ritenuto inammissibile perché consisterebbe nella messa in discussione di Allah stesso. E inoltre, guarda caso, le prescrizioni contenute sono feroci, violente e pesantemente discriminatorie.

Gesù fu uomo mite che insegnò l’amore e il perdono. Maometto fu un guerriero che combatté circa cento guerre, comandò uccisioni, uccise e godette per dei veri e propri massacri. Il tutto, ovviamente, perché comandatogli da Allah.

Non esiste una comunità islamica che si sia integrata in un contesto estraneo alla “umma”. Al contrario, la loro grande capacità di procreare gli permette di far valere dopo pochi anni l’insediamento numeri, e dunque voti, enormi rispetto a quelli fatti valere dai paesi occidentali in cui gli equilibri degli Stati e delle famiglie sono altri. Le donne, ad esempio, lavorano a tempo pieno. L’Europa è colma di esempi di Stati islamici sorti sul proprio suolo, solo e soltanto grazie ai numeri. Nessuna violenza, nessun terrorismo: solo la sharia che prende il sopravvento su delle comunità che, nel nome di disvalori come la correttezza politica, svendono il proprio patrimonio culturale e identitario. Il paradosso è che gli avamposti di quella sottomissione sono quelli ove mandiamo i nostri figli per vivere quell’esperienza mistica chiamata Erasmus, che in italiano potremmo tradurre con “accozzaglia”.

Ecco, la conservazione del presente è garanzia del futuro.