“Non festeggio Natale e Capodanno, solo il 25 Aprile è degno di essere festeggiato”: quando i radical chic sono un disco rosso vanno derisi

di Nello Simonelli
3 Gennaio 2023

“L’unica (festa) degna di essere celebrata è la Liberazione. Le altre fin da bambina le ho sopportate adeguandomi agli altri”. Parole e musica di Valentina Lodovini, di professione attrice, intervistata da La Repubblica e ripresa da L’Espresso, attualmente nei cinema con il film “I migliori giorni”.

Una frase che non poteva passare inosservata, di quelle che ti danno il diritto di  esibire il patentino dell’antifascista militante e che forniscono l’accesso nel gotha degli “attori politicamente impegnati”, degni di venerazione presso un certo pubblico ed una certa critica che si autodefiniscono “aristoi”. Gli elevati. I migliori. Quelli che schifano il popolino se ammette di provare divertimento nella visione di un cinepanettone. 

Ad ognuno le proprie festività, ci mancherebbe. Viviamo in una società libera, nella quale c’è chi festeggia con trepidazione il Black Friday e già questo è indice dell’andazzo generale. Ma, nell’esercizio della libertà, bisogna anche essere coscienti di ciò che si dice.

Il 25 Aprile è una data cardinale nella storia d’Italia: rappresenta la liberazione dell’Italia dal Nazifascismo. E ci troviamo di fronte ad un dato inoppugnabile, che nessuno può in alcun modo reinterpretare o negare. Come è innegabile, in egual maniera, che la ricorrenza è sempre stata utilizzata per fare una discriminazione, per renderla la festa solo di alcuni e non dell’intera Nazione che, provenendo da 20 anni di regime, si riappropriava della democrazia. Con i suoi pregi, tanti, e con i suoi difetti, tanti, perché come ogni cosa umana è soggetta alla fallibilità e le sue derive sono tanto detestabili quanto le derive di ogni altro sistema politico. Aristotele e Rousseau, il secondo quando non usato a sproposito, non possono sbagliare entrambi.

Ed è così che, anche a distanza di quasi 80 anni da quella data, a chiunque non si professi discendente del poco glorioso PCI non viene consentito o, se si, viene fatta una concessione obtorto collo per prendere parte ai festeggiamenti: quasi che chiunque non faccia professione odierna di antifascismo militante possa partecipare ma solamente a condizione di seguire una scaletta dettata da altri. Ed anche in quel caso, nella parte del convitato di pietra.

Chiunque abbia una memoria storica anche non risalente può ricordare gli insulti dedicati dagli antifa militanti al fu sindaco di Milano Letizia Moratti quando, nel 2006, osò festeggiare – da esponente del Centrodestra – il 25 aprile portando in corteo il padre in carrozzina. Un episodio sgradevole, infimo e meschino, poiché l’anziano e invalido genitore aveva subito il trauma della deportazione a Dachau e, pertanto, avrebbe avuto miliardi di motivi in più per festeggiare la ricorrenza rispetto ad un qualsiasi giovanotto militante dei centri sociali che si riempie la bocca con la parola “Resistenza”, avendo al massimo fatto resistenza allo sgombero di una delle tante palazzine occupate dai novelli “partigiani col rolex”.

Proprio per questo, non ha minimamente senso elogiare chi, tra tutte le feste, afferma che “l’unica degna di essere festeggiata” sia la Liberazione, ponendola in contrasto con il Natale, l’Epifania ed il Capodanno. Per quanto immeritevoli di essere censite come festività nel libro rosso, non si tratta di semplici giornate in cui non ci si reca al lavoro, concedendo tempo al riposo, bensì di autentici momenti per riflettere sulla natura umana.

Il Natale è la solennità più sentita nel mondo cristiano, osservata da quasi 3 miliardi di individui nel mondo, il cui messaggio profondo – cosa inusuale per un evento principalmente religioso – ha permesso di permeare anche il mondo laico, assumendo un significato ancor maggiore, di fratellanza, amore e carità, anche nei non credenti, culminante nello scambio di doni e nella familiarità universale con figure del folclore quali Babbo Natale.

L’Epifania è la rivelazione del Divino nel mondo dell’Umano, tramite la visita dei Re Magi al Cristo bambino. Ma, e qui sta la potenza del sacro che entra nel quotidiano, è anche il momento in cui i bambini attendono la venuta della Befana con la calza, piena di dolciumi o di carbone. Ahi, quante volte ho ricevuto il secondo e non i primi.

Il Capodanno, invece, è una solennità tanto civile quanto religiosa che abbraccia tutto il Mondo a partire dalla Roma precristiana, quando la stessa era dedicata al Dio Giano, da cui deriva il mese di Gennaio, dal quale discendeva ogni inizio e, per quanto tale, ogni ciclo temporale.

Per amor di Patria, risparmio ogni disquisizione sulla Pasqua, sia perché l’attrice in questione non l’ha espressamente tirata in ballo, sia perché sarebbe sciocco e ridondante spendere ulteriori parole su quella che, per la Cristianità è ritenuta la principale delle ricorrenze.

Nel 2023 non ha senso proseguire questa stolta tiritera sul 25 aprile, fatta di fazioni politiche che se ne appropriano e di fazioni politiche che la rigettano: è una data storica e la storia, bella o brutta che sia, va letta ed accolta per quel che è stata.

Ma, sempre nell’anno di grazia 2023, non ha senso neanche rivendicare la supremazia morale di una ricorrenza che esiste da neanche 80 anni, sminuendo e denigrando festività ben più rilevanti per tre quarti della popolazione mondiale ed osservate da qualche secolo in più, essendo patrimonio comune dell’intera umanità.

Il patentino antifascista serve per lavorare, ognuno “tiene famiglia” e possiamo anche capirlo. Ma ognuno ha anche una propria soglia di sopportabilità dei predicozzi e l’autodichiaratasi elite intellettuale rossa italiana l’ha ampiamente superata.