Marco Gervasoni: “Socialismo e liberismo sono entrambi morti”

di Emiliano Caliendo
29 Novembre 2019

Abbiamo intervistato il Professore Marco Gervasoni, a margine della presentazione del suo ultimo libro “La Rivoluzione Sovranista”, organizzata a Napoli da Nazione Futura presso il Centro Studi Pietro Golia, libreria e laboratorio di cultura alternativa.

Professore, il titolo del suo libro parla di Rivoluzione Sovranista. Il sovranismo è rivoluzionario?

In un certo senso, se intendiamo come rivoluzione qualcosa che vada contro il mainstream, il sovranismo è sicuramente rivoluzionario. Chi sostiene le tesi sovraniste finisce sempre nel reparto dei cattivi, ed i cattivi sono quasi sempre etichettati come rivoluzionari.

Nel suo libro lei afferma che vi è una differenza tra sovranisti e nazional-conservatori. Quale sarebbe la differenza tra queste due “correnti”?

Genericamente i sovranisti possono essere anche di sinistra. Di per sé il termine sovranista proviene dalla sinistra. Ma di recente abbiamo visto anche nel nostro Paese con i 5 Stelle, che i cosiddetti sovranisti cedono di fronte all’establishment, all’Unione Europea e alla cultura mainstream.

Invece, i nazional-conservatori o nazionalisti di destra- per me entrambi sinonimi- sono coloro che vanno contro la narrazione del pensiero unico, in quanto non rinunciano al legame con la Nazione e preservano l’idea della conservazione dei valori e delle identità.

Quindi, riprendendo sempre il suo libro, secondo lei un sovranista o un nazional-conservatore, deve aspirare ad uno Stato che diventi una Nazione o un Impero?

Chi si definisce in questi due modi, deve essere anti-Impero. Essere oggi sovranisti, significa tutelare la Nazione e chiedere il ritorno della sovranità.

America e Cina, rientrano nella categoria degli Imperi o delle Nazioni? Come l’Italia deve rapportarsi a queste due grandi potenze?

La Cina è sicuramente un Impero. L’America non è un impero e non si pensa come tale, ma si pensa come una Nazione federale. Dal mio punto di vista, l’Italia deve stare con gli Stati Uniti. La sfida, la minaccia all’Occidente, viene da una grande cultura millenaria come quella cinese, con una forte identità. Sono avversari da rispettare ma comunque avversari. L’Occidente deve rispondere alla Cina, in maniera consona alla sua storia.

Ritiene in quest’ottica che le ultime rassicurazioni in chiave atlantista di Salvini e Giorgetti, siano utili alla causa nazional-conservatrice?

La NATO è uno strumento che richiede diversi interventi di riforma, perché così com’è non funziona molto bene, e lo dice Trump stesso. Se per atlantismo intendiamo la NATO, bisognerà specificare in che declinazione. Se per atlantismo, invece, s’intende il rapporto con gli Stati Uniti, questo è altresì fondamentale.

Chi secondo lei rappresenta un’avanguardia del nazional-conservatorismo in Italia? Più la Lega o Fratelli d’Italia, e con quali differenze?

Innanzitutto Fratelli d’Italia si definisce conservatore, o nazional-conservatore, mentre la Lega molto meno. Questa è già una differenza. Ovviamente si tratta di due movimenti con un peso politico diverso, con la Lega attualmente al 34% e Fdi intorno al 10%. Però in questa fase questa distinzione può tornare utile. Da un lato, la Lega con la sua storia per tante ragioni può abbracciare e parlare anche agli elettori ex di sinistra, così come sta accadendo in Emilia-Romagna in questi giorni; Fratelli d’Italia, invece, può rivolgersi ad un elettorato conservatore di destra tradizionale o comunque moderato. Questa distinzione è virtuosa dal momento in cui non arrivano neanche a contendersi gli stessi elettorati.

Secondo lei, una volta ottenuta la sovranità, con quale contenuti la si riempie dal punto di vista delle politiche economiche in riferimento allo spettro politico? In sostanza: si andrà verso politiche socialiste dunque di sinistra o maggiormente liberiste, quindi di destra?

Partiamo dal presupposto che recuperare sfere di sovranità, è un processo per nulla facile. Allo stesso tempo, le politiche che si rifanno sia al socialismo che al liberismo, sono entrambi “ismi” morti, incapaci di affrontare il panorama attuale. Ciò che serve è una politica economica, forse più pragmatica, che per esempio in alcuni casi può procedere a nazionalizzazioni ma puntando sempre ad un’espansione della ricchezza attraverso una riduzione del carico fiscale. Riduzione delle tasse e aumento delle prerogative dello Stato laddove serve, non sono necessariamente in contraddizione, mentre il vecchio liberista era per la riduzione delle tasse ma contrario a qualunque intervento dello Stato. Così come il vecchio socialista era per l’intervento dello Stato, con l’aggiunta dell’aumento delle tasse. In realtà le due cose non sono per forza incompatibili, come dimostrano i casi di Ungheria e Polonia.