Manifesto contro l’aborto a Roma: le polemiche travolgono ProVita

di Redazione
6 Aprile 2018

L’immagine di un bambino nel grembo materno: fino al 15 aprile, un maxi-manifesto di ProVita a Romasu uno stabile di via Gregorio VII e dalle misure di 7 metri per 11 vorrà ricordare che l’aborto «sopprime un essere vivente». E il manifesto è accompagnato dalla scritta «Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito».

Apriti cielo. Dopo appena qualche ora di affissione, il tempo che l’impigrito cittadino della Capitale lo notasse, e le critiche e le polemiche si sono diffuse rapidissime e a macchia di leopardo sui social a partire dalla senatrice Pd Monica Cirinnà firmataria della legge sulle Unioni Civili che su Twitter commenta: «Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne #rimozionesubito». Ma sono moltissimi i post di persone completamente contrarie a “banalizzare” un argomento così serio attraverso un cartellone pubblicitario.

La gigantografia fa parte di una serie di iniziative di Pro Vita in vista del 22 maggio, data nella quale, quarant’anni fa venne legalizzato l’aborto con la legge 194. Come ricorda in una nota la stessa Pro Vita, dal 1978 sono stati più di 6 milioni i feti quelli uccisi dall’aborto. Contro il manifesto, le donne del Pd e della Lista Civica “RomaTornaRoma” sono arrivate a presentare una mozione «per chiedere al Campidoglio la rimozione immediata di questi manifesti».

“È inconcepibile che in un’Italia, dove solo il 38% dei malati di tumore può accedere alle cure palliative e dove circa 200.000 anziani o disabili sono rispediti a casa ogni anno dagli ospedali pubblici, per mancanza di fondi per la sanità, lo Stato spenda centinaia di milioni di euro di fondi pubblici per finanziare scelte individuali che causano l’eliminazione di esseri umani, e che non sono condivise da una grande fetta della popolazione?”, questo il commento di Toni Brandi, presidente di ProVita.

“Uno Stato che finge di tutelare la mamma, – prosegue Brandi – ma che non si preoccupa del più debole, il bambino nel grembo materno, è la rappresentazione plateale della legge della giungla”. La onlus ha lanciato anche una petizione “affinché il ministero della Salute garantisca che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze, provocate dall’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica”.