La battaglia per Marcello Foa presidente della Rai non si è ancora conclusa

di Roberto Siconolfi
3 Settembre 2018

Uno dei provvedimenti più importanti che potrebbe prendere la nuova maggioranza è la nomina di Marcello Foa a presidente RAI. L’operazione è ancora in piedi, e sarebbe il caso davvero di insistere su questa strada, ricordando che la battaglia per la cultura è uno degli elementi fondamentali per un nuovo corso politico e più in generale per un clima di rinascita a tutto tondo del popolo italiano. Facendo propria la lezione di De Benoist sul “gramscismo demarxistizzato” e conservatore, è proprio lavorando col metodo dell’egemonia culturale che si può operare anche in chiave politica, economica e societaria.

Marcello Foa è uno degli uomini migliori del giornalismo italiano e, data la sua onestà intellettuale, in circolazione nel mondo occidentale. Non a caso contro di lui si dispone tutto il fronte anti-sovranista/populista, schierato in alleanze, le apparentemente più stravaganti. Come sia stato possibile convogliare dietro una stessa barricata Forza Italia e la sinistra radicale sembra un mistero, che però ha ben poco di casuale.

Infatti, l’opposizione di Forza Italia ha suscitato non pochi mal di pancia negli stessi ambienti della destra politica ed intellettuale, facendo addurre ad errori di tipo strategico o di semplice interesse parlamentare.

In realtà, sulla comunità di intenti tra FI e sinistra, per avere un quadro più chiaro della situazione, basta vedere che il TG4 è passato nelle mani di Gerardo Greco, l’irritante ex conduttore di Agorà. E poi che servizi…in uno degli ultimi si parteggiava, neanche tanto velatamente, con la manifestazione anti-razzista genovese, e persino coi centri sociali. L’altro lato dell’opposizione a Foa è del PD, che addirittura alla RAI propone quella specie di mummia “ideologico-giornalistica” che è Michele Santoro, chiedendo al M5S di supportarlo nell’iniziativa.

Sull’importante profilo giornalistico di Marcello Foa possiamo dire che egli è uno dei cunei principali nello schema piatto del “pensiero unico”. Una voce fuori dal coro che gli ha fatto guadagnare un ruolo di primo piano a “Il Giornale” di Montanelli, così come nei canali “non mainstream” come ByoBlu, liquidati in maniera “idiota” dall’establishment come “complottisti”.

Non a caso, e venendo ai “veri” attacchi, Marcello Foa ha destato subito l’interesse dei grandi media e di personaggi “importanti” come Jacques Attali e Giorgio Napolitano. Essi, come indicano alcuni addetti del “dietro le quinte” della politica, hanno fatto pressione su Tajani e Berlusconi affinché il suo nome non passasse. Incredibile, poi, la diffamazione, quasi istantanea operata sul sito Wikipedia nei confronti di questo professionista, inserendo tra le sue referenze quello di essere un “teorico del complotto”, ed oppositore della “teoria del gender”, però anch’essa presentata come frutto di “teoria del complotto”.

Ovviamente con questa espressione non si indica la visione “alta”, e sulla quale si è formato culturalmente lo stesso Foa, per cui vi è un ulteriore piano nella storia, invisibile ai più, e in grado di determinarne i processi. Qui si qualifica con “complottismo” ogni idea e “visione del mondo” che devia dai canoni del “pensiero unico”, che seppur nelle sue mille categorizzazioni realizza un unico risultato: difendere le oligarchie e la “loro” visione del mondo!

Di Marcello Foa, importanti le numerose delucidazioni che offre al pubblico della rete sulle tecniche di condizionamento dei media. Come ad esempio sulle manipolazioni degli “spin doctor”, i quali fanno passare nell’immaginario collettivo dei concetti “falsi” attraverso campagne pubblicitarie – come ad esempio quella di Edward Bernays che associava il fumo di sigaretta all’emancipazione femminile.

Molto bravo anche come smascheratore di Fake News, quelle vere e che principalmente vengono dai media e dai giornali principali. Sempre lucidissime e pronosticanti le sue analisi sulla situazione politica italiana.

Interessante, inoltre, l’approccio che ha avuto in merito agli ultimi giorni di vita del manager Fiat Sergio Marchionne, un invito alla riflessione sul “senso della vita”, verso il quale nulla possono i tanti milioni di euro guadagnati. Una netta differenza di stile e forma mentis, rispetto alle tendenze tutte rancorose di certi giornalisti marxisti e post-marxisti che vorrebbero vedere morto ogni nemico, anche quando è già morto e peggio ancora recitando lo slogan ipocrita del “restiamo umani” – “il manifesto” docet!

Insomma davvero un grande professionista e un grande uomo. Fondamentale sarebbe inserirlo in un posto chiave come la RAI, dove da troppo tempo la fanno da padrone disinformazione, divi dello spettacolo vuoti e strapagati, e programmi culturali improntati su argomenti soliti ed ideologicamente impostati (storia del movimento operaio, storia del femminismo, la CGIL, il ’69, il ’77, Africa Rossa, Mille Papaveri Rossi, Piero Angela e l’evoluzionismo, e poi Augias, Mieli, Conchita de Gregorio, ecc).

Basta! È ora di cambiare rotta e a partire proprio dalla cultura!