Il sonno della ragione genera mostri come Brenton Tarrant

di Alessandro Continiello
18 Marzo 2019

Molti di noi, di voi, avranno visto il video girato in diretta sul social Facebook (“in un forum online undergroundchiamato 8chain, dove compare con la stessa immagine usata sul suo profilo twitter- nota: è un meme usato dai membri di una community online dell’estrema destra, the dingoes che, con l’hashtagdingotwitter, postano contenuti antisemiti e razzisti”), dell’autore della strage in due moschee di Christchurch, Nuova Zelanda, nel venerdì di preghiera.

La prima impressione sembra quella di un film, forse perché la nostra mente, pur conoscendo il tragico epilogo, si lascia offuscare dalle immagini, dalla scelta cinematografica del brano che ascolta in auto (Serbia Strong, cantato da tre soldati dell’esercito serbo-bosniaco come tributo a Karadic, presidente della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina dal 1992 al 1996, condannato a quaranta anni di carcere nel 2016 per il massacro di Srebrenica, dove nel luglio ’95 vennero trucidati otto mila bosniaci musulmani: il brano è stato oggetto di remake e parodie, associate alle parole remove kebab, per esprimere il sentimento anti-islam).

Poi, nella fase successiva e più cruenta, sembra di vivere (e vedere) in un videogioco: debbo ammettere che questa non è stata soltanto la mia impressione.

Al termine dello stesso, presa coscienza della reale situazione, si rimane attoniti dalla efferatezza del gesto, dal dolore misto a timore, dalla mancanza di umanità che contraddistingue tutte quelle persone che compiono atti di terrore, omicidi plurimi o stragi sotto l’egida di una farisaico progetto o di un’errata interpretazione di un credo religioso, da qualunque prospettiva la si guardi. E così come abbiamo maledetto quei seguaci dell’Isis, quei lupi solitari mercenari del terrore, che hanno perpetrato atti contra legem e contro l’umanità, analogamente condanniamo questa scellerata strage di innocenti.

Per rivendicare l’ecatombe, Brenton Tarrant, questo il nome dell’attentatore, ha altresì postato, poche ore prima di entrare in azione, un manifesto, definendola esso stesso “un attacco terroristico”. L’attentatore cita, tra gli uomini a cui si sarebbe ispirato, macabramente indicati sui fucili mitragliatori e sui caricatori, degli italiani: ad esempio il doge veneziano Sebastiano Venier e Luca Traini (quest’ultimo – che ha provveduto a dissociarsi – compare accanto a quello di Breivik, il killer che nel 2011 uccise settantasette ragazzi in Norvegia e definito un “cavaliere giustiziere”). Si ricorda che Traini è il soggetto che seminò il panico in quel di Macerata, nel febbraio 2018, esplodendo colpi di pistola dalla sua vettura in movimento e solo ferendo fortunatamente alcune persone, tutti immigrati. Nel momento del suo arresto uscì dal veicolo con la bandiera tricolore legata al collo: la matrice del gesto, accertata come razzista, aggravante poi effettivamente contestatagli nel processo, ha comportato poi una condanna ad anni dodici di reclusione.

Sebastiano Venier, nel 1571, fu uno dei protagonisti della battaglia di Lepanto, che vide le forze della Lega Santa infliggere un’importante sconfitta ai Turchi. Per la cronaca la suddetta naumachia, <<detta anche delle Echinadi o Curzolari (e Lepanto per i veneziani e Inebahti in turco) fu appunto uno scontro navale avvenuto nell’ottobre del 1571, nel corso della guerra di Cipro, tra le flotte musulmane dell’impero ottomano e quelle cristiane, federate sotto le insegne pontificie, della Lega Santa che riuniva forze navali di varie Repubbliche della nostra penisola e di Ducati>> (da non dimenticare i Cavalieri di Malta). La battaglia si concluse con una vittoria delle forze alleate su quelle ottomane: e, per molti, rappresenta uno scontro epico che avrebbe cambiato il corso della storia.

Come ha scritto il nostro Francesco Giubilei in un articolo sul Messaggero, il manifesto di Tarrant è un “testo di settantaquattro pagine strutturato con domande e risposte da cui emerge tutta la confusione ideologica dell’attentatore che stila un improbabile pantheon a cui si è ispirato per il suo folle gesto. L’attualità si mescola con la storia con il risultato grottesco ed inquietante, di mettere sullo stesso piano folli criminali con personalità storiche”.

Francesco Giubilei giustamente parla di un “folle gesto” perché per la nostra mente, di persone equilibrate e di sani principi, queste condotte vengono automaticamente annoverate tra quelle insane, folli appunto. Ma qui non c’è nulla di “pazzesco”, nessun elogio alla follia di “erasmiana memoria” da citare: trattasi, al contrario, di un gesto premeditato, meticolosamente organizzato in modo paramilitare da un uomo capace di intendere e di volere, privo di sentimenti e empatia, che si è eretto, a detta sua a “vendicatore delle centinaia di morti causati dagli invasori nelle terre europee nel corso della storia” e “delle migliaia di vite europee perse per attacchi terroristici”. Forse una perizia psichiatrica, anche con l’ausilio delle neo tecniche neuroscientifiche e genetiche, in uno con una approfondita analisi psicologica e criminologica, potrebbero delineare meglio la personalità, certamente squilibrata ma lucida, di questo individuo.

Quello a cui non ha pensato Tarrant, oltre al dolore provocato alle famiglie delle vittime, è il pericolo di emulazione – o, forse, ci ha pensato –, ma certamente non ha messo in conto il rischio di ritorsioni di altre cellule dormienti nel mondo di seguaci dell’Isis: motivo per cui, in tutte le nazioni, sono state approntate ulteriori misure di sicurezza (da noi, infatti, si è riunito d’urgenza il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza – Cnosp; mentre l’Iran ha sollecitato una riunione urgente della Organizzazione della cooperazione islamica).

Ora il soggetto, già arrestato e detenuto, verrà processato (in Nuova Zelanda non è prevista la pena di morte) e, contemporaneamente, vi saranno delle indagini interne per comprendere se vi siano state delle falle da parte dei Servizi neozelandesi di intelligence (determinanti, con la loro attività sottotraccia, per evitare ex ante queste conseguenze – vedasi quanto citato nel mio saggio sulla Sicurezza, prevenzione e legalità). Ma questo non farà dimenticare che sono state uccise cinquanta persone innocenti ed ulteriori cinquanta sono state ferite. Così come noi non dimentichiamo le altrettante nostre vittime innocenti: perché, come ho indicato, il sonno della ragione genera mostri da qualunque prospettiva la si guardi. Senza se e senza ma come si suole dire, e senza strumentalizzazioni.

Desidero terminare, oltre a menzionare le parole di cordoglio del Santo Padre (“Sono vicino a quella comunità religiosa e civile, e rinnovo l’invito ad unirsi con la preghiera e i gesti di pace per contrastare l’odio e la violenza”), richiamando parte delle parole del giornalista Toni Capuozzo, esperto di queste tematiche: “Sento come una vergogna che Brenton Tarrant, l’assassino plurimo che ha colpito nelle moschee neozelandesi, si definisse ‘europeo’. E che si appropriasse di personaggi storici come Carlo Martello, o i combattenti di Lepanto e Famagosta (ha ragione invece quando invoca una parentela con Brevik o con il piccolo Traini). Ma credo anche che, se avesse avuto davvero le palle, non avrebbe sparato su persone innocenti e inermi, intente alla preghiera, ma sarebbe andato a combattere i tagliagole dell’Isis in Siria, insieme con i curdi”.