Il coronavirus e la tigre di carta

di Alessandro Guidi Batori
22 Febbraio 2020

Sembra un bollettino di guerra. Più di 15 casi in una sola giornata, contagiati in Lombardia e Veneto, il primo decesso uno dei due soggetti ricoverati nel padovano, un anziano di 77 anni. La tanto famigerata quarantena, anche forzata, diventa un’opzione sul tavolo, ed all’improvviso il peso della realtà stravolge il dibattito politico.

La crisi non è solo politica, è economica e sistemica. La pandemia del coronavirus ha messo in crisi un certo sistema politico ed economico, che per molti, anche occidentali, sedicenti amanti della libertà, è stato attenuto a modello: la Cina. In tutto questo il direttore dell’ospedale di Wuhan, Liu Zhaming, è morto, infettato dal virus, come moltissimi operatori sanitari cinesi. Siamo oltre i 70mila contagi ed oltre i 1800 decessi, almeno dai dati (potenzialmente manipolati) emersi da parte delle Autorità di Pechino.

È un bollettino di guerra, su cui Xi Jinping sta giocando gran parte della sua influenza politica. 

L’Assemblea nazionale del Popolo (plenaria del parlamento cinese) è stata rimandata, secondo lo spin ufficiale di Pechino gran parte dei legislatori cinesi sono funzionari impegnati a gestire l’epidemia, ma in realtà l’idea di radunare migliaia di persone facenti parti del politburo comunista a Pechino sotto piena pandemia non è un’operazione ravvisabile.

Questa, si diceva, è la partita di Xi, tramite WeChat non sono rare le conversazioni di studenti in scambio in Cina che parlano di enormi quarantene militari, internet disattivato e potenti censure anche interne alle singole metropoli.

Abbiamo visto, dopo Wuhan anche Xiaogan, a 70km di distanza, con 5 milioni di abitanti, è stata completamente isolata dal mondo esterno. Vietata la circolazione dei mezzi, chiusi i negozi, isolamento.

Per il resto pagheranno i dirigenti che falliranno a contenere l’emergenza, e le fughe di notizie (è sempre più sicuro che della crisi fosse noto a dicembre), arriverà il momento delle epurazioni, sport preferito dei comunisti, peraltro già in corso. Le borse, inutile dirlo, sono crollate.

In Cina e, di conseguenza, in tutta l’Asia. La soluzione è arrivata rapidamente: Bazooka, iniezione di liquidità e tanta, tanta fiducia, ed un po’ di Speranza. 

Allo stato attuale, Xi sta scaricando numerose colpe sui dirigenti locali del partito, che stanno venendo epurati sistematicamente, mentre l’apparato di partito e le forze militari tengono sotto controllo la tigre di carta asiatica. Inutile nascondere anche il caso della Diamond Princess, nave da crociera ormeggiata a Yokohama, in Giappone, ospitante 3700 (di cui 10 italiani tra i passeggeri e 25 tra i membri dell’equipaggio) tra equipaggio e passeggeri, di cui almeno 355 contagiate, tra queste, 2 persone sarebbero decedute.

Si intrecciano economia, buonsenso, salute e politica. I giapponesi in poco tempo hanno chiuso le fabbriche Toyota in Cina, che rappresentano una potenza industriale a tutti gli effetti, al netto del fatto che il comparto industriale-automobilistico implica più di 500 milioni di posti di lavoro. 

In 24 ore abbiamo trovato 17 casi accertati, in Italia, siamo alla fase 2, i casi iniziano ad essere autoctoni, non più importati. Se prima era prioritario controllare le frontiere, ora è necessario parlare di controlli interni, capillari. Siamo al contagio secondario, le istituzioni riusciranno a passare allo stato di eccezione? Braccio di ferro. Nel mentre i contagi si sono diffusi in Iran e Corea del Sud, mentre in Cina pare che i contagi siano arrivati anche a Pechino.

È chiaro che le Autorità governative cinesi hanno delle colpe, ed anche gravi, poiché le informazioni rilasciate dal regime sono poche ed incerte, ancora il veicolo d’origine non è noto e l’estrema lentezza con cui la nomenclatura di Xi ha gestito il dossier covid-19.

Lentezza e lassismo ad essere precisi. Inutile ricordare il caso di Li Wenliang, il medico che ha lanciato l’allarme epidemia, insieme ad altri colleghi, accusati di procurare allarme sociale, oggi morto.

Inutile ricordare le censure del Governo di Pechino, i dati dei contagi e dei decessi modificati di giorno in giorno, la modifica nei criteri di diagnosi del virus, i lazzeretti costruiti in 14 giorni, la quarantena lanciata a Wuhan dopo che milioni di persone hanno avuto modo di mollare la città per celebrare il capodanno cinese. Ricordiamoci tutti che parliamo di un Paese di 1 miliardo e mezzo di abitanti dove mancano la libertà e la glasnost. 

Non è intenzione di chi scrive soffermarsi sul caso italiano, lì lo spazio deve essere lasciato ai medici, ai tecnici ed alle autorità. D’altronde siamo già riusciti a condannare la quarantena come strumento asservito al razzismo dilagante.

Calma e gesso. La situazione è grave, ed inizia ad essere anche seria.