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I media antigovernativi e il principio della rana bollita

Roberto Siconolfi di Roberto Siconolfi, in Attualità, del

L’avvento dell’informazione di massa, l’avanzamento tecnologico, lo “show business” e lo svuotamento dei poteri delle democrazie occidentali ha portato alla ribalta i “media” come soggetto politico e “potere tra i poteri”.
Varie le considerazioni a riguardo di giornalisti e analisti importanti, che hanno definito il ruolo preponderante dei media e di tutto quel blocco “magmatico” culturale e informativo denominato “mainstream”.

Secondo Giulietto Chiesa, esso è deputato alla formazione diretta delle classi sociali. Il nuovo presidente RAI Marcello Foa, invece, ha messo in guardia dai processi manipolativi dell’informazione come con gli “spin doctor”, tanto bravi a far passare un concetto falso nell’immaginario collettivo. Oppure ancora Noam Chomsky, che con il “principio della rana bollita” descrive le tecniche di manipolazione di massa e delle coscienze, che presentando gli avvenimenti come “progresso a favore dell’umanità” e in maniera sufficientemente lenta ottengono il risultato di annullare la reazione e qualunque possibilità di rivolta.
All’interno della nuova opposizione economica, politica e culturale “popoli vs. élite”, il “mainstream”, fornisce la copertura ideologica all’operato delle élite. Non a caso il vero contenuto che passa attraverso i telegiornali, le trasmissioni culturali e di intrattenimento è il globalismo, l’immigrazionismo, il “dirittoumanismo”, e il neo liberalismo.

Nei TG è un ossequio continuo al “verbo” dei mercati e delle Agenzie di Rating, vere e proprie “divinità del denaro” da adorare. Per non parlare poi delle notizie sui migranti morti anche vicino le coste turche, oppure torturati nei campi di detenzione centrafricani. Tutte immagini talvolta “dubbie” e che non si capisce perché vengano date in Italia – come se tutte le tragedie del mondo debbano pesare sugli italiani, e come se al di là delle politiche migratorie le suddette “atrocità” possano finire e d’un tratto.
Anche nelle serie televisive si diffonde, attraverso la storia di questo o quel migrante “buono”, il solito vangelo dell’“accoglienza a oltranza”.
E ancora vogliamo ricordare la disinformazione netta e continua sulle vicende della Siria? Dove si presenta il legittimo presidente Assad come un “tiranno”, dove ancora nessuno si scusa per la campagna mediatica “finta” sui bombardamenti al gas Sarin e le relative morti dei bambini, dove non si proferisce una sola parola per i bombardamenti missilistici da parte dello Stato di Israele.

Infine, propaganda sulle bellezze offerte dal mondo globalizzato, del parlare inglese e mangiare da Starbucks, con tanto di “feticizzazione” delle star di Hollywood e del “radicalismo chic” – vere catastrofi nel mondo dell’arte, della musica e dello Spirito, ma che si affermano sempre più come nuovi “vitelli d’oro” da adorare.
Poi, dall’inizio della nuova esperienza governativa populista/sovranista è un coro continuo di TG, Talk Show, e personaggi televisivi atto alla disinformazione, all’attacco e alla ridicolizzazione verso l’operato governativo.
E’ difficile trovare nella storia della Repubblica un precedente simile. Anche nell’era del famigerato possessore di televisioni Silvio Berlusconi, l’informazione era bilanciata tra Fininvest e RAI.
Bisogna tornare al fascismo per trovare tecniche di propaganda a senso unico, ma che quantomeno erano tipiche di uno stato dichiaratamente “totalitario”.

Basta dare un’occhiata ai TG della RAI e vedere come, ad esempio, nella carrellata di personaggi politici da intervistare, poco tempo viene dato agli esponenti governativi, mentre il “giro” riservato all’opposizione è molto più duraturo.
E ancora, interessante è la costruzione della notizia, il cui fulcro centrale ed effettivo in realtà è ben piccolo e nascosto, rispetto a quanto viene detto di commento “personale” da parte del giornalista.
Sull’operato del governo, poi, sembra che davvero nulla si possa fare riguardo i postulati del tecnicismo economico (debito, patti di stabilità, spread, ecc.), oppure che chissà quale lotta razziale alla Ku Klux Klan sia in atto in Italia nei confronti di africani e immigrati.

Incredibili, quei talk show di LA 7 come Piazzapulita, dove in 3 contro uno si fa opposizione dura ai parlamentari di maggioranza, che “manco in una manifestazione…” Oppure trasmissioni tipo l’Aria che Tira, Tagadà e Otto e Mezzo dove conduttrici strapagate e gaudenti deridono questo o quel personaggio di Lega e M5S, corredate da vecchi volponi della politica e della magistratura alla Pomicino e Di Pietro, o da stizziti intellettuali che oramai hanno fatto il loro tempo come Canfora e Cacciari.
Per non parlare poi di quella robaccia tragicomica che è “Propaganda Live”, la trasmissione “satirica” – sic! – di Diego Bianchi, un altro che sta a libro paga di George Soros.
Spostandoci sulla RAI, abbiamo i vari campioni del “pensiero unico” come Fazio e Littizzetto. Come si sia potuta accoppiare cotanta antipatia e bruttezza estetica, bruttezza “non simpatica” per inteso, è un mistero delle “logiche attrattive”.
E ancora la “iperpresenzialista” Annunziata e le sue interviste, fatte praticamente a sé stessa, visto il tempo che lascia ai suoi ospiti e l’irritazione continua che manifesta ogni qual volta qualcuno non risponde “a dovere”.

Ultima a rientrare nel discorso anti-governativo è Mediaset. Davvero “curiosissima” questa cosa del Cavaliere che assolda nelle proprie fila dei capisaldi del giornalismo di sinistra o comunque “filo establishment”, come la Palombelli e Greco.
Insomma veramente se ne vedono delle belle, ma fa veramente male il fatto di dover pagare coi soldi pubblici un servizio di così cattiva qualità, con disinformatrici professioniste alla Botteri, e pessimi divulgatori culturali come Augias, che non perde occasione di abbaiare al pericolo fascista e razzista in Italia.
Si confida nel nuovo corso governativo e nella nuova presidenza Foa, per far salire in RAI la qualità informativa e divulgativa, quantomeno depurandola dalle faziosità manipolative del “pensiero unico” e da decenni di egemonia culturale “di sinistra”.

Roberto Siconolfi

Roberto Siconolfi


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