Dov’è finito il Parlamento?

di Ferrante De Benedictis
23 Marzo 2020

La giornata di ieri ha segnato il momento più basso nelle strategie comunicative del Governo, il quale dopo aver letteralmente mandato milioni di lavoratori nel panico, solo nel tardo pomeriggio di Domenica 22 marzo ha finalmente firmato il tanto atteso DPCM.

E così nella giornata di Domenica gli operatori del settore industriale sono stati letteralmente presi da un senso di angoscia e di impotenza nel domandarsi cosa si sarebbe fatto il Lunedì seguente, aprire o chiudere? A complicare il tutto il circolare di documenti ufficiosi e contraddittori, e che contribuivano a generare un clima di paura e sgomento.

Come si può facilmente immaginare quest’ultimo errore comunicativo ha letteralmente gettato nello sconforto dirigenti, impiegati ed operatori dei diversi settori industriali con il risultato che oggi nelle aziende, che rientrano nell’allegato 1, il sentimento dominante è l’incredulità e per tanti l’impossibilità di proseguire le normali attività, perché nonostante il decreto apparentemente glie lo consente, molti operatori della filiera si sono fermati.

Al punto in cui siamo cosa fare per evitare il tracollo? È questa la domanda che tutte le persone di buon senso ed animate da un sano amor di Patria si stanno domandando, ed è in momenti così delicati che occorre mantenere la giusta lucidità, perché è proprio in questi frangenti che potrebbero perpetuarsi le peggiori nefandezze nei confronti della democrazia e della stessa libertà di ogni singolo individuo, ricordandoci sempre che questi diritti sono figli di conquiste dolorosissime segnate dal sacrificio col sangue di tanti nostri padri.

Ed allora è importante riflettere ed osservare come in brevissimo tempo siamo riusciti non solo a non arginare minimamente il contagio divenendo la Nazione più colpita al mondo per numero di morti da Covid-19 ma oggi rischiamo di pagare lo scotto economico più pesante a livello mondiale.

E questa volta a pagare non sarà l’economia dei trader finanziari, ma quella reale con una crisi che investirà come uno tsunami famiglie, artigiani, partite ive, ed operatori dell’industria e per finire i più colpiti saranno nuovamente i più giovani, e quei disoccupati che vedranno allontanarsi la speranza di trovare un lavoro ed ai quali se ne aggiungeranno centinaia di migliaia se non si agirà in fretta.

Una vera e propria ecatombe che si aggiungerà a quella delle morti da Covid-19 e che avrà un’onda di ritorno devastante da un punto di vista della tenuta sociale, elemento essenziale in una qualsivoglia democrazia.

Come vedete a rischio non c’è solo la salute pubblica, ma l’intero assetto economico e la tenuta stessa della nostra democrazia.

Ed in tutto questo cosa sta facendo la politica? Nulla o poco più, relegati nei salotti di casa, parlamentari e leader dell’opposizione sono stati letteralmente messi all’angolo da una comunicazione monotematica e dalla chiusura delle attività parlamentari.

Ecco se la nostra è una democrazia parlamentare, possiamo ancora oggi definirla tale? Il Parlamento come giustamente faceva osservare il giornalista Bruno Vespa è in senso figurativo l’Ospedale dell’Italia, la prima e l’ultima trincea, la spina dorsale del nostro ordinamento politico. Vorrei infatti ricordare che il nostro Parlamento è l’organo costituzionale rappresentativo, detentore della funzione legislativa, ma il Parlamento italiano esercita anche la funzione di indirizzo politico oltre che quellaispettiva e di controllo nei confronti dell’operato del Governo.

Non vorremmo, solo perché dichiarato lo stato di emergenza, assistere alla messa al bando del ruolo del Parlamento, che come detto nasce con l’intento di proteggere la democrazia dall’uomo solo al comando, ed invece cosa sta accadendo? Assistiamo all’inoperosità che si prolunga da ormai due settimane del nostro parlamento e alla scalata solitaria del Presidente Conte, che con i suoi DPCM tenta goffamente di arginare la pandemia.

Proprio in virtù di quanto indicato nell’ultimo DPCM, viene spontaneo domandarsi se il Parlamento italiano come tutte le aziende che continueranno a funzionare è o no di pubblica utilità?

Delle due l’una o lo si dichiara inutile e quindi di NON UTILITA’ così che tutti ne potremmo prendere coscienza certificando la morte della Repubblica parlamentare, oppure dovremmo ammettere la sua utilità, come auspico, ed a quel punto dovremmo pretendere a gran voce la sua IMMEDIATA RIPRESA dei lavori e delle conseguenti sue prerogative.

Tra le funzioni del Parlamento secondo molti costituzionalisti ci sarebbe quella di decidere su norme che limitano la libertà dei cittadini, ed invece a colpi di DPCM senza precedenti, il Presidente del Consiglio dei Ministri decide di diramare provvedimenti spesso contraddittori, ma che senza dubbio limitano fortemente la libertà di ciascuno di noi.

Inoltre mi preme osservare che proprio in questi casi l’abilità del decisore sta nel valutare gli scenari ed agire in anticipo mantenendo ben salda la barra del timone e non mediante provvedimenti contraddittori dettati dall’emotività del momento, duole anche constatare come in Italia sia mancato un piano nazionale di risposta ad una emergenza pandemica. A dimostrazione di questo l’inaccettabile carenza di dotazioni quali i dispositivi di protezione individuale, la mancanza di posti letto nei nostri ospedali, la carenza personale medico e infermieristico e di tutto questo chi ne risponderà il Parlamento o l’uomo solo al comando?

Per queste ragioni in uno Stato di Crisi, in un momento di eccezione come questo, crediamo che il Parlamento debba in tempi rapidissimi riacquistare la propria centralità garanzia di equilibrio e di stabilità, e tornare ad essere faro delle Istituzioni e dei cittadini.

Ed è al Capo dello Stato, il Presidente Mattarella che rivolgiamo il nostro accorato appello di sollecitare tutte le alte cariche dello Stato nel voler convocare ad oltranza i due rami del Parlamento Italiano.

Lo dobbiamo agli italiani, lo dobbiamo ai nostri eroi medici ed infermieri lo dobbiamo ai nostri Padri. W l’Italia.